Come abbiamo scritto oggi, in questi giorni alcuni dei ragazzi sopravvissuti all’incendio di Crans Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno, che ha causato la morte di 41 persone, stanno tornando a seguire le lezioni scolastiche, anche se in Dad.
Una di loro ha inviato una lettera a Il Corriere della Sera in cui ha raccontato un aneddoto quasi commovente che riguarda il suo rapporto con un docente.
“Dopo tutti questi mesi da quella terribile notte di Crans, sto pian piano provando a riprendere la mia vita, a partire dalla scuola. Non è per nulla facile. È strano, ma allo stesso tempo molto bello; finalmente i miei amici, un pezzo della mia vita che mi era mancato tantissimo.
Al momento, purtroppo, non sono ancora in condizione di poter tornare fisicamente in classe e quindi, d’accordo con i professori – che desidero ringraziare di cuore – sto seguendo un percorso di alcune ore settimanali online (circa 7 ore a settimana, con lezioni frontali da remoto con ogni singolo insegnante). Mi hanno preparato un piano didattico personalizzato e sono stati molto attenti e scrupolosi, disponibili a rimodulare tutto in base ai miei stati psicofisici. Riprendere la scuola riempie le mie giornate e mi fa tornare quasi alla normalità.
Un modo per riadattarmi pian piano alla vita.
La mia prima lezione è stata con la professoressa di diritto che è molto brava e mi ha fatto sentire la sua vicinanza. Eravamo solo io e lei online; non è stata una vera e propria lezione, ma un momento importante. Mi ha messa a mio agio fin da subito. Abbiamo parlato di come sto, di quanto questa vicenda mi abbia cambiata, sia in positivo che in negativo. È stato molto bello perché avevo proprio bisogno di uno sfogo dopo tutta questa sofferenza.
Abbiamo anche iniziato a parlare del programma che affronteremo nelle prossime lezioni. Anche la lezione di matematica è stata speciale: è una materia che amo molto e poterla riprendere mi ha dato entusiasmo e tanta carica positiva.
La lezione con il professore di filosofia è stata molto interessante, è una materia che mi è piaciuta fin da subito, tanto che ad un mio risveglio dall’anestesista ho pronunciato il nome del prof e ho raccontato del significato della parola filosofia, spiegato durante la prima lezione tenuta in classe quando l’abbiamo conosciuto.
Ho fatto anche la lezione di italiano e la professoressa riesce a trasmettermi molto più di semplici spiegazioni: nelle sue parole trovo rassicurazione e forza. Così come la prof di francese , materia che studierò con più impegno come anche inglese. In ambulanza, quella terribile sera, con gli operatori sanitari comunicavo con il traduttore e questo era un grande limite. Non avrei mai pensato che mi potessero mancare così tanto i compiti e le verifiche, ma da quando sono stata dimessa dall’ospedale non vedevo l’ora di tornare anche alla vita scolastica.
Ce la metterò tutta, sono determinata. Provo ancora molto dolore e faccio fatica a svolgere anche le cose più semplici: lavarmi, vestirmi… sarebbe impossibile senza l’aiuto costante della mia famiglia, che non smetterò mai di ringraziare. Sto però capendo che queste lezioni individuali con i professori possono aiutarmi davvero e mi sforzerò di restare concentrata e di impegnarmi al massimo. In questo modo, infatti, riesco a seguire meglio e a recuperare, almeno in parte, tutto quello che ho perso.
Abbiamo inoltre sentito una grande vicinanza da parte di tutto l’istituto; dai professori al preside e al vicepreside sono tutti venuti a trovarmi sia in ospedale sia a casa. È una cosa che non dimenticherò.
La strada è ancora lunga ma ho iniziato a percorrerla. E questo, oggi, conta più di tutto”.
La prima a rientrare a scuola, sia pure virtualmente, è stata proprio lei, l’unica dei quattro a essere stata dimessa dall’ospedale “Niguarda”. Per F., L. e K., invece, le lezioni riprenderanno dal reparto di terapia intensiva del nosocomio milanese. “Si naviga a vista”, ha detto al Corriere il dirigente scolastico del “Virgilio”. “Scopriremo solo cominciando le lezioni, se i ragazzi saranno in grado di seguire tutte le ore e cosa riusciranno a fare. L’obiettivo, sulla carta, è assegnare un voto, la valutazione è necessaria ai fini burocratici. Poi capiremo, man mano, quale forma adottare”. I ragazzi, infatti, al momento non potranno sfogliare libri e prendere appunti, avendo ancora gravi ustioni alle mani.
Nondimeno, la notizia del “rientro” ha riacceso la speranza per i ragazzi, le famiglie e i compagni. “Nelle scorse settimane sono stato a trovare i nostri ragazzi in ospedale”, ha detto ancora il preside. “Purtroppo ho potuto incontrare solo uno fra loro, perché gli altri due, reduci da una seduta di medicazione, erano sofferenti e avevano bisogno di riposo. Ma L., che ho incontrato, mi ha detto quanto tutti loro desiderino riprendere i contatti con il mondo della scuola, con la vita di prima. Altrimenti le loro giornate trascorrono solo tra cure e medicazioni. Sentono la mancanza del “Virgilio”, dei compagni, perfino di compiti e verifiche. Sono ragazzi che si trovano a dover riprogrammare le loro vite ex novo“.