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27.01.2026

Crollo delle nascite: siamo ad un punto di non-ritorno?

Il numero assoluto di nati in Italia continua a registrare nuovi record negativi: si è passati dalle 502.000 nascite del 2014 alle 370.000 stimate per il 2024, segnando una contrazione del 26%.
Del tema si occupa Marcantonio Caltabiano in un breve saggio pubblicato di recente nel portale Neodemos.

Un minimo storico inarrestabile

Questo declino non è solo frutto di una scelta individuale, ma una conseguenza “inevitabile” della diminuzione del numero di potenziali madri. Le donne nate negli anni ’70, uscendo dall’età riproduttiva, vengono sostituite da generazioni molto meno numerose: basti pensare che le trentenni erano circa 895.000 nel 2004, scendendo a 618.000 nel 2024. Persino l’apporto dell’immigrazione non riesce a compensare se non in minima parte questo squilibrio strutturale.

La propensione ad avere figli e l’effetto “posponimento”

Il tasso di fecondità totale (TFT) ha raggiunto il minimo storico di 1,18 figli per donna nel 2024. Se tale tendenza rimanesse costante, porterebbe al dimezzamento della popolazione in assenza di flussi migratori. Tuttavia, il dato è influenzato dal continuo ritardo nell’età al parto: l’età media al primo figlio è salita a 31,9 anni nel 2024.

Sebbene le generazioni nate tra il 1970 e il 1985 siano riuscite a recuperare parte delle nascite posticipate tra i 30 e i 45 anni, per le nate nel 1995 si osserva un nuovo e preoccupante ritardo. Senza un recupero significativo delle nascite rinviate da parte delle attuali trentenni, la quota di donne senza figli potrebbe superare il 30%.

Due Italie a confronto: Nord e Mezzogiorno

L’analisi geografica rivela dinamiche divergenti:

  • Al Nord, il recupero delle nascite dopo i 30 anni è più marcato, anche grazie al contributo delle madri straniere, portando i valori vicini a quelli della coorte del 1960.
  • Nel Mezzogiorno, la discesa appare ininterrotta con un recupero minimo, segnando la continuazione di un trend negativo preesistente.

Il “sentiero stretto” delle politiche sociali

Il futuro della natalità in Italia si scontra con ostacoli economici e sociali. Da un lato, l’invecchiamento dell’elettore mediano sposta le priorità di spesa pubblica verso il sistema pensionistico, riducendo i margini finanziari per il supporto alle famiglie. Dall’altro, emerge una questione culturale: finché la genitorialità o la malattia di un figlio saranno percepite nel mondo del lavoro come un’interferenza alla produttività o una “seccatura”, l’essere genitori resterà sempre meno attrattivo per i giovani.

In sintesi, la ripresa delle nascite non si manifesterà come un aumento del numero assoluto di nati, ma piuttosto come una diminuzione meno intensa delle nascite rispetto al passato, data la base demografica femminile sempre più ridotta. Per invertire la rotta, sarà decisivo colmare il divario tra la fecondità desiderata e quella effettiva, creando un contesto sociale realmente favorevole alla genitorialità.

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