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Cyberbullismo: come proteggere i ragazzi da smartphone e social? [RIVEDI LA DIRETTA]

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Il cyber bullismo è un argomento del quale si è parlato molto nelle scuole, in collaborazione con le associazioni e la Polizia Postale, e sulle riviste o i portali di settore come La Tecnica della scuola, che ha dedicato al fenomeno riflessioni ed approfondimenti.

Eppure spesso dialogando nelle scuole o coi genitori ci si accorge del fatto che nonostante un lavoro pluriennale di informazione e sensibilizzazione ci sono zone oscure che impediscono di comprendere tutti gli aspetti di questo fenomeno ed essere consapevoli delle conseguenze.

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Ne parliamo nella diretta della Tecnica della Scuola Live, con la già senatrice Elena Ferrara, prima firmataria della legge del 2017 e con il pedagogista Rodolfo Marchisio, esperto di cittadinanza digitale e cyber bullismo.

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Molti non conoscono la definizione – il CB si presenta in varie modalità, non è sempre reato ma può integrare diverse fattispecie penali – e quindi non colgono la complessità e la dimensione dell’uso violento della rete da parte dei ragazzi, ma anche di bambini.

Molti non conoscono la legge 71/2017 orientata a prevenirlo, la funzione della scuola per formare cittadini digitali, la necessità di fare rete, le misure per tutelare i minori coinvolti. Sì, perché i minori vanno protetti da tutte le varie forme di atti di violenza che si sono venute rivelando attraverso la rete.

Molti genitori non sanno che la responsabilità civile (a volte anche penale) in caso di reati e danni procurati da figli minori ricade su di loro. Mentre i ragazzi sono convinti di agire nella loro camera in modo anonimo e irrintracciabile. Non sanno, invece, di essere rintracciabili e di coinvolgere i genitori.

Nel primo anno di Covid19 – ci informa la Direttrice della polizia postale – l’abuso di smartphone, principale fonte di CB, è aumentato del 113 %, i reati informatici, tra i quali il Cyber Bullismo è il più frequente, del 77%.

Proprio il 17 maggio del 2017, 4 anni fa, veniva approvata la legge n 71 del 2017, la prima in Europa. Ci sembra utile fare un bilancio di cosa ha funzionato, di quanto ancora non è stato applicato e cosa si debba ancora fare per contrastare il fenomeno, aiutare vittime e rieducare bulli e bulle. Tutto questo sapendo che in Parlamento, approvata in prima lettura con modifiche alla Camera, sta facendo il suo iter una proposta di legge che stabilisce aggravanti di reato: è di questo che abbiamo bisogno?

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