Il mondo digitale sta presentando un conto salatissimo alle nuove generazioni. I dati nazionali del 2024, elaborati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), scattano una fotografia nitida e preoccupante: oltre un milione di studenti tra i 15 e i 19 anni ha subito atti di cyberbullismo, mentre circa 800mila ragazzi hanno ammesso di aver agito come bulli in rete. A questi numeri si aggiunge il bilancio del CNR sul contrasto alla pedopornografia online, che parla di 2.800 indagini, mille perquisizioni e 144 arresti solo nell’ultimo anno. In questo scenario critico, un ruolo essenziale è svolto dalla Polizia Postale. Marcello La Bella, Primo Dirigente della Polizia di Stato e responsabile del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica (COSC) della Sicilia Orientale, conferma che il territorio è in linea con il trend nazionale.
Solo nell’ultimo anno solare, la Polizia Postale di Catania ha trattato decine di casi nati da denunce e querele di genitori, esasperati da climi di odio e avversione verso i propri figli. “Il cyberbullismo ha dei tratti molto differenti rispetto al bullismo tradizionale”, spiega La Bella. “Il cyberbullo può essere a sua volta anche vittima di bullismo elettronico, quindi c’è una duplice veste. I genitori sono determinanti, essendo il front-office di quanto avviene, il primo baluardo non solo di difesa, ma anche per evidenziare queste situazioni, e reagire”. Oltre alla repressione, aggiunge il dirigente, la Polizia di Stato mette in campo strumenti amministrativi come l’ammonimento del Questore (previsto dalla Legge 71/2017), che permette di intervenire su minori senza entrare immediatamente nel campo penale.
Quel che è certo è che l’evoluzione tecnologica sta portando alla luce nuove forme di prevaricazione, come l’uso distorto dell’intelligenza artificiale. La Bella mette in guardia sui pericoli dei cosiddetti “deep nude”: “Si tratta di immagini realizzate, alterate, manipolate, per apparire vere. I minori le acquisiscono sul loro telefonino tramite applicazioni di libero ottenimento, e poi le utilizzano per schernire, offendere la compagna di classe, l’amica, inserendo il suo viso in immagini di pornografia minorile“. Un altro dato allarmante, dice il dirigente, riguarda l’abbassamento dell’età media di accesso alla rete, che ormai avviene intorno ai 7-8 anni. Questo espone i bambini della scuola primaria a seri pericoli.
A fronte di questa situazione, per fortuna, la risposta della Polizia Postale è massiccia. Soltanto nella Sicilia Orientale, nell’ultimo anno scolastico, sono stati effettuati oltre 270 incontri, parlando direttamente con circa 30mila studenti. L’obiettivo è far capire che il web non è un gioco senza conseguenze. “La nostra attenzione si sta sempre più spostando verso i giovanissimi, i preadolescenti”, chiarisce La Bella. “Proprio di recente, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Catania, abbiamo realizzato un evento coinvolgendo due importanti istituti scolastici di scuola primaria e di prima media sul cyberbullismo”.
Proprio il lavoro con gli studenti è fondamentale per invertire la rotta. “Quando andiamo nelle scuole, più che dare un decalogo di regole, raccontiamo delle storie effettivamente accadute, casi concreti”, spiega il dirigente. “Così prendiamo l’attenzione maggiore da parte di chi ci ascolta, e ovviamente li mettiamo in guardia con situazioni che riguardano l’adescamento, la sostituzione di persona. Per esempio raccontiamo il caso che ha portato alla nascita della legge sul cyberbullismo, quello della giovane Carolina Picchio, che si è tolta la vita per episodi riconducibili appunto al al bullismo elettronico”.
La battaglia contro il cyberbullismo passa per la consapevolezza che il digitale non è una zona franca. La Bella è un invito alla responsabilità collettiva: “Cerchiamo di evitare che cadano vittime di trappole gravi… non gli facciamo comprendere che la rete non è un mondo virtuale, ma è un mondo reale. È certamente un mondo digitale, quindi non fisico, ma un mondo reale e gli effetti possono essere devastanti“.