Una sentenza pubblicata il 28 luglio 2026 dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (sentenza n. 3977/2026) ha messo fine a una disputa scolastica che ha visto protagonista uno studente di un Istituto Istruzione Superiore di Milano. Il caso si è concluso con il consolidamento del suo diploma di maturità grazie all’applicazione del cosiddetto “principio dell’assorbimento”.
Tutto ha avuto inizio quando il Consiglio di Classe ha deliberato la non ammissione dello studente all’esame di Stato. Il ricorrente, assistito dai propri legali, ha impugnato il verbale di non ammissione e i relativi voti, denunciando violazione di legge ed eccesso di potere.
Il primo successo legale è arrivato a fine giugno: il TAR ha accolto l’istanza cautelare, ammettendo lo studente a sostenere l’esame di Stato con riserva.
Mentre la battaglia legale proseguiva, il giovane ha affrontato le prove d’esame. A fine luglio, la difesa del ricorrente ha depositato la documentazione ufficiale attestante il successo: lo studente ha superato l’esame di Stato con il voto di 64/100.
Nella sentenza n. 3977/2026, la Quinta Sezione del TAR Lombardia ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno spiegato che, una volta superato l’esame finale, il giudizio negativo iniziale viene “assorbito” dall’esito positivo delle prove di maturità.
Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, il superamento dell’esame di Stato presuppone infatti un apprezzamento globale delle capacità del candidato. Tale esito positivo costituisce una “sopravvenienza decisiva” che rende inutile procedere con l’annullamento dei vecchi voti o del verbale di non ammissione, consolidando definitivamente il titolo di studio acquisito.