Oggi, 25 novembre, si celebra la Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne. In questa occasione la campionessa olimpica di nuoto Federica Pellegrini, che è entrata a far parte della Fondazione Giulia Cecchettin, ha rilasciato una intervista a La Stampa in cui ha parlato di violenza di genere, tema che le sta molto a cuore, e di educazione sessuale a scuola.
Pellegrini ha fatto riferimento al Ddl sul consenso informato attualmente alla Camera, spiegando qual è stata la reazione di Gino Cecchettin, padre di Giulia: “C’è tanto lavoro da fare. Pure quello che non ci saremmo aspettati: il decreto legge che punta a rivedere l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole lo abbiamo preso sul personale. Gino è rimasto molto turbato, da quando l’ho conosciuto non l’ho mai visto così agitato ed è ovvio che abbia reagito così. Si va nella direzione opposta a quella che dovremmo prendere”.
“Io sono caduta dal pero, per me è la cosa più scontata da cui partire. Vietarla o depotenziarla va contro quello che ci è richiesto dalla società oggi, c’è una richiesta di aiuto di determinate età, un disagio che in quegli anni può trasformarsi in frustrazione. Mi auguro si apra almeno un dialogo sul tema prima di qualsiasi decisione definitiva”, questa l’opinione della sportiva.
“Troverei rasserenante sapere che esiste una figura professionale capace di aiutare la famiglia a spiegare, anche tecnicamente, le fasi di passaggio di un’età delicata. Le scelte consapevoli hanno bisogno di conoscenza. Non è facile. Io sono cresciuta in una famiglia stupenda, dalla mentalità aperta, eppure ho vissuto quel periodo con un certo imbarazzo. Ricordo proprio le frasi sospese e parlo di genitori straordinari. Non è meglio avere una figura professionale a sostegno? In casa certe discussioni restano scivolose e il 90 per cento dei figli non ne parla con mamma e papà”, ha concluso.
Di educazione sessuale, in particolare, se ne discute dal 15 ottobre, quando è stato approvato alla Camera l’emendamento al Ddl sul consenso informato che estende il divieto di poter parlare di tematiche sessuali (per le figure esterne alla scuola) – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Si è parlato quindi di divieto di educazione sessuale fino alle medie: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha voluto però precisare: non è vero, ha detto, che non si può fare educazione sessuale a scuola; si potrà fare a livello di programmi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo e dalle nuove Linee Guida di Educazione Civica.
Poi, il 10 novembre, il dietro-front: la Lega ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione; è caduto così il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.
La Tecnica della Scuola ha voluto costruire un focus per fare chiarezza sull’argomento.
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