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Aggiornato il 09.02.2026
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Educazione sessuale a scuola, l’esperto: “Malattie in crescita, per proteggere i ragazzi serve la formazione”

Valerio Musumeci

Non solo formazione personale, relazioni affettive sane ed educazione al consenso. L’educazione sessuale nelle scuole ha un impatto importante anche sulla salute, in particolare per quanto riguarda la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. A spiegarlo a La Tecnica della Scuola è Maurizio Celesia, medico e dirigente dell’Unità Operativa Complessa Malattie Infettive dell’ospedale “Garibaldi” di Catania. “Negli ultimi anni c’è stata una recrudescenza di queste patologie anche sul nostro territorio. L’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è uno degli strumenti per provare a contenerle. Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia quando si parla della salute dei nostri ragazzi”.

La “stretta” del Governo (ma Valditara nega)

Il tema è tornato d’attualità dopo l’approvazione di un emendamento al disegno di legge sul consenso informato, che estende il divieto di trattare tematiche sessuali nella scuola secondaria di primo grado (prima valeva soltanto per scuola dell’infanzia e primaria) e introduce il consenso informato dei genitori, appunto, per affrontare il tema nella secondaria di secondo grado. In attesa che il DDL venga approvato in via definitiva, hanno precisato nelle scorse ore associazioni come Educare alle differenze, le regole restano quelle già in vigore. Per il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, del resto, bastano le informazioni già contenute nei programmi di scienze e di biologia.

Ogni giorno un milione di infezioni sessuali

Secondo Celesia, questa posizione riflette una “prospettiva limitata e poco lungimirante”. L’obiettivo primario, spiega, deve essere la tutela della salute pubblica e la riduzione dei rischi. Un vero e proprio imperativo, specialmente alla luce della recrudescenza di malattie sessualmente trasmissibili (MST) verificatasi dal post-Covid a oggi. “Ogni giorno, nel mondo, un milione di persone contrae un’infezione sessualmente trasmissibile”, ricorda l’esperto. Proiettando questo dato sulla popolazione locale, Celesia stima che per difetto, solo nella provincia di Catania, potrebbero verificarsi non meno di 10-30 nuove infezioni al giorno. “Questi dati confermano che il problema esiste, e far finta di nulla è irresponsabile”.

Non lasciare i ragazzi a se stessi (e a TikTok)

Il rischio è che i ragazzi cerchino risposte nei luoghi sbagliati. “Oggi i libri di testo sui quali apprendere i rudimenti della sessualità, spesso, sono i siti porno o social quali TikTok”, denuncia Celesia. Il debutto nelle prime esperienze sessuali, come ad esempio il sesso orale, si verifica in alcuni casi già durante la seconda o terza classe della scuola secondaria di primo grado. Per questo il divieto di affrontare queste tematiche con i preadolescenti appare particolarmente “inopportuno e intempestivo”. “È fondamentale che i giovani sappiano difendersi non solo da una gravidanza indesiderata, ma anche dalle infezioni: i ragazzi, molto spesso, purtroppo non sono a conoscenza dell’esistenza delle malattie potenzialmente associate alla attività sessuali”, ribadisce l’esperto.

Il ruolo della scuola (al quale non può rinciare)

Celesia, che vanta oltre quarant’anni di esperienza anche come educatore cattolico e capo scout, non condivide l’approccio che demanda esclusivamente alle famiglie la responsabilità dell’educazione sessuale. La scuola e le altre agenzie educative “di fatto” educano da sempre all’affettività. “L’insegnante, ad esempio, svolge giornalmente il suo ruolo di attore nel processo educativo e di crescita del giovane non solo per gli argomenti che tratta durante le lezioni, ma soprattutto per la testimonianza che fornisce: i ragazzi ci osservano e deducono. Quando si assegna un compito in classe o si commenta un articolo sul tema del femminicidio, ad esempio, si sta automaticamente facendo educazione all’affettività, trattando il “tema del rispetto, del non possesso, dell’autonomia dell’altro”. Per il medico, la scuola “non solo ha il dovere di trattare questi temi, insomma, ma di fatto, consapevolmente o inconsapevolmente, lo ha sempre fatto e continuerà a farlo”.

“No al moralismo, dobbiamo salvare le vite”

Chiudere gli occhi, insomma, non serve a nulla. Per affrontare tematiche così delicate servono realismo, competenza e grandi capacità comunicative. “Come uomini di scienza dobbiamo scegliere il male minore, la riduzione del danno”, precisa il medico. Quello della fede personale, aggiunge, non può essere un alibi. “Tutt’altro. Penso a papa Francesco, che nei suoi interventi ha perfettamente contemplato l’uso del preservativo per la prevenzione dell’AIDS in Africa come il male minore, considerandolo uno strumento per tutelare e salvare la vita umana”. Anche per quanto riguarda l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, il nemico da combattere è il falso moralismo. “Quando ci lasciamo influenzare da esso, possiamo compromettere la correttezza degli interventi e rischiare di trascurare l’importanza di tutelare il rispetto per la vita e la salute delle persone“.

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