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Di Menna: un testo da riscrivere per evitare danni seri alla nostra scuola

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Sulle assunzioni è necessario il decreto legge perché senza nessun intervento legislativo le immissioni in ruolo che si possono fare sono 50 mila.

Quello bravo senza soldi

Nel testo del provvedimento viene confermato il blocco contrattuale e si congelano gli scatti di anzianità, una doppia penalizzazione. Viene introdotto un merito confuso e senza soldi.
Chiamano ‘merito’ l’ennesima richiesta agli insegnanti di ‘mettersi in gioco’: senza un euro.

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L’algoritmo del merito

Bocciato dagli insegnanti nella consultazione della buona scuola l’algoritmo del merito esce dalla porta e rientra dalla finestra.
A leggere con cura il testo si scopre che i soldi degli scatti di anzianità vengono eliminati per pagare i docenti ‘mentor’ e ‘di staff’ (con un aumento del 10%).
Da ciò che rimane il 70% servirà a dare gli aumenti, ad alcuni,sulla base di una graduatoria di istituto decisa dal nucleo di valutazione interno alla scuola (composto da dirigente, mentor, staff e ispettore esterno. Poiché non ci sono ispettori, il nucleo parte zoppo e al suo posto ci va un dirigente scolastico esterno). I primi aumenti saranno nel 2019.
Rimane per tutti gli insegnanti il restante 30% (quota che si aggira attorno, a i 15€).
Può quindi accadere che, in una scuola dove sono tutti mediamente ‘molto bravi’ il merito viene attribuito solo ad alcuni (perché la quota dei meritevoli è rigida e predefinita) mentre in una scuola con insegnanti ‘meno bravi’ alcuni possano avere l’aumento di merito con minori requisiti.

Un editto al posto del contratto

Il testo prevede che tutti gli aspetti retributivi e di progressione economica, se non verranno approvati così come descritti, verranno inseriti in un decreto che verrà ‘‘imposto’ al personale.
Non è previsto, di fatto, nessun negoziato contrattuale, quindi nessun confronto e coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni.

Una formazione imposta, gratuita e senza limiti di tempo

La formazione è un aspetto connesso alla professione docente. Gli insegnanti la fanno già.
Quel che viene proposto è di farla in modo gratuito, obbligatorio e senza limitazioni di orario.
Un approccio burocratico e punitivo in nome di una modernità futuribile e appena tratteggiata.
Studiano anche gli insegnanti, questo si sapeva, ma qui si passa all’imposizione, gratuita, senza limiti di tempo. Tutta improntata su controlli procedurali e burocratici.

Buongiorno sono la maestra delle medie

Nel nuovo organico dell’autonomia gli insegnanti perdono di fatto la titolarità della loro cattedra.
Il dirigente scolastico può assegnare gli insegnanti, anche senza specifica abilitazione. Questo comporta la possibilità che un insegnante della scuola primaria venga utilizzato nella secondaria di primo grado e viceversa. Tutto ciò senza che il personale coinvolto abbia le competenze e l’esperienza necessaria in quel segmento di didattica.

Un 5xmille che amplifica le differenze invece di eliminarle

Ognuno manda i suoi soldi alla sua scuola. Giusto si dirà. Sbagliato: perché le scuole situate per collocazione geografica, ambientale, reddituale avvantaggiate si troveranno ad avere flussi cospicui (potranno ad esempio dotare tutti gli studenti di tablet, finanziare laboratori).
Le scuole in situazione di basso reddito, isolate o in zone degradate che avrebbero maggiore bisogno della scuola pubblica come elemento di equità sociale avranno contributi minori (non potranno acquistare i tablet per tutti o avere i supporti necessari) .
Questo in assenza di interventi mirati dello Stato.
Come a dire chi sta bene, starà ancora meglio e chi tira la cinghia dovrà stringerla ancora di più.

Il fisco come Robin Hood al contrario

E’ quanto accade nella proposta di detrazione fiscale per le scuole paritarie. La detrazione viene effettuata in base alla frequenza della scuola e non in base al reddito. Un vantaggio fiscale che vale per tutti anche per i redditi altissimi. La via maestra dovrebbe essere quella di utilizzare le risorse per destinare borse di studio per la frequenza, in tutte le scuole pubbliche, a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate.

Ritornano i provveditorati?

Le attività amministrative delle scuole passano agli Uffici scolastici regionali. Si prevedono assunzioni per tale scopo. Una decisione alquanto confusa perché richiederà tempo per essere messa a regime, creando incertezza nelle procedure e perché bypassa l’autonomia amministrativa delle scuole. Si intende rimettere in piedi i provveditorati eliminati e in via di sofferente smaltimento?

Si tratta di scelte particolarmente negative – commenta il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – che vanno assolutamente evitate.

Queste misure stanno già determinando preoccupazioni e forti tensioni nelle scuole e determineranno un conflitto tra l’azione del Governo e mondo della scuola. Si prefigura, senza le opportune modifiche, una protesta molto forte. La scuola e il lavoro degli insegnanti meritano rispetto e considerazione.

Sulle assunzioni è necessario il decreto legge – precisa Di Menna – perché senza nessun intervento legislativo, a condizioni date quindi, le immissioni in ruolo che si possono fare sono 50 mila: 17 mila posti liberi coperti da precari, 19 mila pensionamenti, 15 mila su sostegno.
Vanno in ogni caso evitati provvedimenti che hanno effetti concreti ad anno scolastico iniziato.