Una insegnante di sostegno livornese di 44 anni, è stata vittima di una beffa, certamente involontaria, ma che non passa senza lasciare traccia nella vita professionale di chi la subisce: immessa in ruolo con comunicazione ufficiale da parte del Ministero dell’istruzione e 24 ore dopo licenziata, sempre con comunicazione ufficiale dello stesso Mim, per colpa di un errore nelle graduatorie ministeriali.
Racconta la docente a iltirreno.it: “Martedì scorso ho partecipato alla mini call veloce per i posti di sostegno residui a chiusura delle assunzioni 2025/26. In provincia di Livorno, dove vivo, non c’erano più posti disponibili, così ho selezionato tutte e tre le province in cui c’erano ancora delle possibilità: Lucca, Prato e Pistoia”.
Tutto finora secondo prassi e infatti lo stesso giorno riceve per mail la comunicazione dal Ministero con la quale le si annunciava che era “stata individuata per l’assunzione sulla classe di concorso Adee- sostegno primaria sulla provincia di Pistoia”.
Balli, canti e suoni per la bella notizia che la faceva risultare “27esima su un totale di 96 posti disponibili con 110 punti”. Felicità e progetti in vista del nuovo avvenire che si apriva, senonché ecco l’imprevisto, come recita il coro nel dramma greco: l’atteso non si compie e all’inatteso un dio apre la via.
24 ore dopo, all’atto di scegliere la sede nella provincia assegnata, il sistema non risponde cosicchè la prof si relazione coi sindacati che informano subito sulla possibilità di errori praticati dal Mim sulle graduatorie e che dunque i conteggi potrebbero essere rivisti, come in effetti accade.
E accadendo l’inatteso, si scopre cioè che i posti disponibili sono 44 e non 96 e che dunque all’insegnante livornese, considerato il nuovo posto ottenuto in graduatoria, non può essere assegnato il ruolo, risultando 51esima.
“Sono stata superata da una collega- commenta la prof -che aveva un punteggio di 40, contro il mio di 110, che però si era specializzata sul sostegno prima di me che ho conseguito il titolo a giugno di quest’anno. Sono amareggiata perché ho speso soldi e sacrificato un anno della mia vita per ottenere la specializzazione all’Università di Pisa”.
Tanto rumore, tante attese, tanti progetti, diremo col poeta, ma fragili come rugiada al sole del mattino.
Purtroppo quella della docente non è un caso isolato, altri ce ne sono stati e altri ce ne saranno e questo fino a quando qualcuno non si deciderà a bandire i concorsi sul fabbisogno reale dei posti, eliminando il precariato e dando più sicurezza a tutti, alunni compresi.