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Didattica a distanza, il lavoro sommerso dei docenti aumenta: da casa lavorano di più

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Con la didattica a distanza il lavoro svolto dai docenti con gli alunni è aumentato, soprattutto nella fase preparatoria, arrivando spesso a superare le 25 ore settimanali: è questa, dunque, per due docenti su tre, la risposta al sondaggio proposto dalla Cisl Scuola, ai propri Rsu e delegati, in 2.600 istituti.

I numeri parlano chiaro

Dallo studio sindacale – somministrato fra il 2 e il 5 aprile attraverso un questionario composto da 15 quesiti a risposta chiusa – è emerso che l’impegno richiesto per la gestione delle attività a distanza è notevole, specialmente per quanto riguarda la loro preparazione, tanto da risultare superiore a quello richiesto per l’attività ordinaria per l’87,3% dei docenti.

Questa situazione, di obbligo forzato nella propria residenza, sta quindi incrementando il lavoro sommerso, che per i docenti italiani è già evidente: un aggravio di lavoro, del resto, di cui abbiamo parlato già in passato, in occasione del maltempo dello scorso anno.

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Appena il 10,8% del personale interpellato dalla Cisl considera invariata la mole di lavoro, a fronte di un 2,1% che lo considera diminuito.

Alla richiesta di quantificare il carico orario settimanale, è del 64% circa la percentuale di chi stima un impegno superiore alle 25 ore settimanali, ma per un 15% il tempo di lavoro arriva fino a 36 ore la settimana, mentre il 21,1% ritiene che il carico settimanale superi le 36 ore.

Tutto ciò, nonostante la somministrazione delle attività agli alunni avvenga nella maggior parte dei casi (76%) per una quantità di ore ridotta rispetto a quelle previste ordinariamente in presenza. Solo in un caso su quattro, dunque, viene rilevato un orario delle lezioni corrispondente a quello ordinario.

I motivi del lavoro extra

Ma perché, a fronte di un numero di ore di lezione necessariamente ridotto, il carico di ore di impegno settimanale dei docenti è aumentato in modo sensibile? Perchè, come confermato dalle tante lettere che riceviamo, ci sono docenti che si ritrovano “incollati” alla sedia anche giornate intere? Perchè i docenti si sentono come se fossero in trincea?

I motivi sono diversi. Il primo è quello della trasformazione dei materiali d’insegnamento (slide, dispense, mappe, appunti e quant’altro) in documenti da inviare via internet (principalmente in formato digitale Pdf o Jpg). E questa è un’operazione che richiede diverso tempo.

In seconda battuta, va considerato che ogni insegnante, soprattutto se in servizio nel primo ciclo, ha in genere poca dimestichezza con le nuove tecnologie, soprattutto con le piattaforme didattiche on line: serve, quindi, una fase di avvicinamento e “familiarizzazione”, la quale richiede tempo e pazienza, anche per l’installazione delle piattaforme, oltre che per l’auto-formazione o per seguire le indicazioni provenienti dagli animatori digitali delle scuole.

I contatti personalizzati

Ma c’è un altro aspetto rispetto al quale moltissimi docenti devono fare i conti in questi giorni di DaD: oltre alla correzione degli elaborati, i docenti impegnati nelle lezioni on line sono chiamati anche ad interagire con i propri alunni.

Quando, infatti, ogni allievo fa pervenire il proprio elaborato (attraverso le piattaforme telematiche oppure semplicemente via e-mail), avvia l’insegnante in un impegnativo processo di verifica di quel lavoro: deve visionare il lavoro, valutarlo (anche se solo in modalità formativa), archiviarlo, e, come atto conclusivo, prendere contatti con lo stesso allievo. Per condividere con lui come è andata.

Cosa dice il Ministero

Con la didattica a distanza, infatti, come illustrato dalla nota ministeriale 388 del 18 marzo scorso, a firma del capo dipartimento Marco Bruschi, il docente deve attivare una “rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente, l’interazione su sistemi e app interattive educative propriamente digitali”.

Nella stessa nota del MI, viene spiegato che “la didattica a distanza prevede infatti uno o più momenti di relazione tra docente e discenti, attraverso i quali l’insegnante possa restituire agli alunni il senso di quanto da essi operato in autonomia, utile anche per accertare, in un processo di costante verifica e miglioramento, l’efficacia degli strumenti adottati”.

Tutte operazioni che portano via molto tempo: anche solo cinque-dieci minuti ad alunno, in media si accumulano circa tre ore a classe. Solo per la condivisione finale.

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