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Digital Divide di genere tra normalizzazione e stratificazione

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Uno 287sviluppo delle competenze digitali a scuola dovrebbe tener conto anche del divario di genere all’interno del più complesso fenomeno del Digital Divide. Un fenomeno, quello del divario digitale di genere,  che è ancora molto presente nell’ambito del digitale, sia in termini di competenze di base che di competenze specialistiche.

Ricordiamo che per Digital Divide si intende alla lettera divario, divisione digitale: esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione come appunto il divario digitale di genere.  Secondo i dati dell’ITU ( International Telecommunication Union ) l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di ICT, nel mondo il divario tra uomini e donne in rete è di oltre 200 milioni (rapporto 2016) e la tendenza è di incremento del gap, in mancanza di interventi. Sempre secondo i dati dell’ITU, solo il 19% dei manager ICT sono donne , rispetto alla media del 45% degli altri settori e soltanto il 9% degli sviluppatori di app sono donne. E, guardando nello specifico all’Europa, i numeri non sono migliori: solo il 3% delle ragazze in Europa si laurea in discipline informatiche.

In Italia il gap è maggiore che in Europa: nel nostro Paese la percentuale di chi non ha mai utilizzato Internet è del 32% per le donne e del 23,6% per gli uomini, con un divario invariato rispetto all’anno precedente, mentre in Europa il divario è in media inferiore al 4% .

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Nel futuro questo fenomeno può prendere due direzioni: quella della “normalizzazione” o quella della “stratificazione”. Nel digital divide la tesi  della “normalizzazione” sostiene la progressiva eliminazione del divario informatico, che andrà gradualmente a normalizzarsi sino ad esaurirsi totalmente, nella prospettiva di un progressivo livellamento delle competenze digitali, mentre la tesi della “stratificazione” opta per un crescente incremento delle disuguaglianze virtuali nate con la Rete, le quali, piuttosto che diminuire, sono destinate a protrarsi nel tempo con effetti sempre più discriminatori tra gli inclusi e gli esclusi digitali. In tutto questo alla scuola spetta un ruolo da protagonista, nell’imporre la direzione della “normalizzazione”.

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