Prima ora | Notizie scuola del 20 maggio 2026

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20.05.2026

Dimensionamento scolastico: Regioni e Comuni contro Ministeri che tendono al risparmio. Intanto in Campania il Consiglio di Stato dà ragione al Governo

La “battaglia” sul dimensionamento scolastico continua nelle aule della giustizia amministrativa a colpi di carta bollata.
E’ di poche ore fa la  notizia che il Consiglio di Stato ha respinto la decisione del Tar Campania che, in una prima fase aveva dato ragione alla Regione contro la decisione del Ministero di ridurre di più di 100 unità il numero complessivo delle Istituzioni scolastiche del territorio.
E c’è da pensare che il problema, anche a livello nazionale, non potrà essere facilmente affrontato e risolto.
E’ di un paio di giorni fa una inchiesta di un importante quotidiano nazionale che prevede, dati alla mano e sulla base delle stesse segnalazioni delle Amministrazioni comunali, che nei prossimi anni più di 300 Comuni del Piemonte potrebbero addirittura essere chiusi.
Il dato non è poi così tanto strano se si pensa che in questa regione, non soltanto nelle aree montane ma anche nelle zone collinari e persino di quelle di pianura esistono Comuni che a mala pena raggiungono i 2-300 abitanti.
Tanto che quando c’è da eleggere sindaco e consiglio comunale bastano un paio di famiglie per formare le liste.
Le piccole dimensioni dei Comuni provocano a loro volta problemi per la sopravvivenza delle scuole.

Certo non mancano casi di dimensionamenti realizzati in modo irrazionale con istituti che superano anche i 2mila studenti e con scuole distanti decine di chilometri dalla sede della presidenza.
Ma ci sono anche casi paradossali in senso opposto: nelle scuole primarie le pluriclassi non sono più una eccezione delle aree periferiche ma sono una realtà ben presente persino nelle aree urbane.

Questa è una partita dove sono in gioco interessi contrapposti: regioni e comuni (talora più per motivi elettoralistici che per ragioni di qualità del servizio scolastico) cercano di mantenere aperto il maggior numero possibile di scuole, ma i Ministeri fanno presente che questa operazione ha costi economici non di poco conto per Stato e non certamente per le Regioni.
E infatti molto spesso, quando si discute di questo tema accade che dal Ministero dell’Economia dicano senza tanti mezzi termini a Comuni, Regioni e Città Metropolitane: “Volete tenere aperte le scuole anche con piccoli numeri? E’ una vostra scelta politica, purchè l’operazione venga finanziata con le vostre risorse”.
Gli enti locali, per parte loro, fanno presente che la scuola è un servizio statale.
Tutto giusto, ma forse si dimentica anche che la nostra è una Repubblica basata anche sul principio della solidarietà: tenere aperte scuole con pochi alunni significa dover poi avere altrove scuole più grandi, di difficile gestione.
Il caso della Campania, insomma, ha solo un  valore esemplificativo e forse dovrebbe servire ad aprire un dibattito più ampio, ma temiamo che sarà difficile, almeno per ora, trovare il modo di mettere d’accordo le diverse parti.

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