Registrati

Dirigenti scolastici, fra assunzioni e attese bibliche

In un momento storico in cui il sistema scolastico avrebbe bisogno di visione, coraggio e capacità prospettica, assistiamo all’ennesimo e sconfortante festival del “non si può fare”. C’è chi, dalle proprie confortevoli cattedre di veridicità assoluta, si affanna a diramare editti e lezioni di diritto per spiegare che il futuro della scuola è già stato scritto in quattro comodi e dogmatici “passaggi”. Una visione del mondo talmente burocratica da scambiare la rassegnazione per “pragmatismo” e la mancanza di idee per “rigore normativo”.

Liquidare un piano straordinario di assunzioni come una “vana illusione” o una “fola per allocchi” significa rivelare una totale assenza di ambizione politica e istituzionale. Sostenere che l’unica via sia la rigida amministrazione dell’esistente equivale a dire che la scuola deve accontentarsi delle briciole. Un piano straordinario non solo è praticabile, ma è l’unica strada seria per coprire tutti i posti vacanti e garantire finalmente a ogni istituto una guida stabile. Un’azione d’impatto pensata per la scuola che funziona, non per collezionare poltrone o compiacersi del solito “abbiamo ridotto le reggenze a numeri fisiologici”.

Così come appare surreale l’ostinazione con cui si pretende di tracciare barriere e distinzioni arbitrarie tra le diverse categorie di vincitori (ordinario e riservato) e idonei: la scuola ha bisogno di competenze stabilizzate e giustizia organica, non di un perenne divide et impera che crea professionisti di serie A e di serie B.

Fa sorridere — se non fosse tragico — il tono di chi si autoincorona “unico sindacato serio e concreto”, trattando i tavoli ministeriali come se fossero il salotto di casa propria. Sorprende la pretesa di elargire pagelle sulla legittimità altrui proprio da parte di chi, a furia di lanciare anatemi e pubblicare comunicati incendiari, rischia di trasformare la propria presenza a quei tavoli in un mero esercizio di folclore. A che serve “sedersi ai tavoli che contano” se poi l’unico contributo portabile è una sterile difesa del passato e la solita alzata di scudi contro qualsiasi proposta di cambiamento?

Questo atteggiamento, condito da un sarcasmo da avanspettacolo e dall’ossessione che ogni iniziativa altrui sia solo una “caccia alle deleghe”, tradisce una nervosa insicurezza. La realtà delle cose è sotto gli occhi di tutti: a furia di sparate demagogiche, attacchi ad personam e porte sbarrate in faccia alle legittime aspettative dei lavoratori, i corsisti del riservato hanno già compreso da tempo la consistenza di certe narrazioni e se ne sono andati.

È solo questione di tempo: presto anche gli idonei dell’ordinario capiranno che dietro i toni muscolari, i proclami paternalistici e le crociate contro i webinar altrui c’è solo un guscio vuoto. E quando la persuasione lascia il posto all’invettiva, il destino di una sigla è già segnato. Continuare con questa strategia della rigidità e dell’isolamento produrrà un unico, matematico risultato: mentre ci si ostina a contare con sufficienza le deleghe altrui, si vedrà scivolare via la propria rappresentatività. I tavoli negoziali non sono un feudo ereditario e la storia del sindacalismo insegna che chi smette di tutelare i lavoratori per tutelare se stesso viene inevitabilmente sostituito da chi, con maggiore serietà e visione, sa interpretare il cambiamento.

La dirigenza scolastica non ha bisogno di garanti dell’immobilismo né di maestrini della burocrazia. Ha bisogno di proposte credibili, di rispetto per tutti i professionisti del settore e di qualcuno che fermi la corsa al ribasso. Il futuro della scuola si costruisce sbloccando i posti e unendo le forze, non barricandosi dietro una legge di bilancio per nascondere la propria pigrizia progettuale.

Dirigenti Scolastici in attesa di sede.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate