Prima Ora - Notizie del 10 giugno 2026

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Dirigenza scolastica e mobilità intercompartimentale: una riflessione

Quando si affronta il tema della mobilità tra i diversi comparti della pubblica amministrazione, la dirigenza scolastica rappresenta un caso particolare. Le ragioni sono notoriamete le seguenti: Il dirigente scolastico proviene dalla docenza e porta con sé competenze legate alla didattica e alla conoscenza del sistema di istruzione, elementi che costituiscono un tratto distintivo della funzione e che affondano le radici nella storica figura del preside.

Questa peculiarità ha contribuito a rendere la dirigenza scolastica una realtà caratterizzata da percorsi professionali che, tradizionalmente, si sviluppano all’interno dell’amministrazione scolastica e, più in generale, dell’amministrazione dell’istruzione. La specificità dell’istituzione scolastica viene generalmente considerata elemento sufficiente a giustificare tale impostazione. Eppure la questione merita una riflessione. Oggi il dirigente scolastico non svolge soltanto funzioni educative e organizzative, ma esercita responsabilità gestionali, amministrative e contabili che, sotto diversi profili, presentano evidenti punti di contatto con quelle attribuite ad altri dirigenti pubblici.

Alla dimensione educativa si affianca infatti quella organizzativa e amministrativa, divenuta componente essenziale della funzione. Vi è poi un ulteriore elemento che, forse, meriterebbe maggiore attenzione. Una parte significativa dei dirigenti scolastici possiede titoli di studio che consentono l’accesso ad attività libero-professionali caratterizzate dall’acquisizione di competenze giuridiche, economiche, tecniche e gestionali non dissimili da quelle richieste in altri settori della pubblica amministrazione. A ciò si aggiungono esperienze professionali maturate al di fuori della scuola, talvolta esercitate prima dell’accesso alla funzione dirigenziale o durante la precedente carriera nei casi consentiti dall’ordinamento.

Ne deriva che, accanto alle competenze proprie della dirigenza scolastica, possono coesistere percorsi formativi e professionali che presentano elementi di significativa affinità con quelli richiesti in altri comparti della dirigenza pubblica. Analogamente, non è difficile immaginare come esperienze maturate nel mondo dell’istruzione possano rappresentare un valore aggiunto anche all’interno di percorsi professionali sviluppatisi in altri ambiti dell’amministrazione.

Alla luce delle recenti evoluzioni normative, che valorizzano sempre più l’esperienza maturata nell’esercizio di funzioni complesse e di elevata responsabilità, appare legittimo domandarsi se il tema debba continuare a essere letto esclusivamente attraverso la lente dell’appartenenza a un comparto oppure se, in determinati casi, non possa assumere rilievo anche il patrimonio di competenze documentato dal curriculum professionale.

Una simile prospettiva non dovrebbe essere interpretata come un indebolimento delle specificità dei singoli comparti, bensì come una possibile forma di valorizzazione delle professionalità presenti all’interno dell’amministrazione pubblica. Del resto, in una fase storica nella quale il reperimento di figure dirigenziali adeguatamente qualificate non sempre risulta agevole e nella quale convivono esigenze di rafforzamento degli organici e percorsi selettivi destinati ad alimentare nuove professionalità, una riflessione sulla circolazione delle competenze potrebbe rivelarsi utile non soltanto per gli interessati, ma per il sistema nel suo complesso.

Forse il punto centrale non è tanto l’amministrazione di appartenenza, quanto la capacità di valorizzare, nell’interesse pubblico, il patrimonio professionale complessivamente maturato dal dirigente nel corso della propria carriera. Una volta accertata l’idoneità all’esercizio della funzione dirigenziale, potrebbero infatti assumere rilievo anche le ulteriori competenze, i percorsi formativi e le esperienze professionali che il curriculum individuale è in grado di esprimere. Una riflessione che potrebbe contribuire a una concezione della dirigenza pubblica sempre più orientata alla valorizzazione del merito professionale, senza rinunciare alle necessarie specificità che caratterizzano i diversi settori dell’amministrazione.

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