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Prima Ora - Notizie del 24 luglio

25.07.2026

Legge “antimaranza” bocciata dalle Camere penali. Studenti che potranno essere condannati dovranno avere il “permesso” dei genitori per i corsi di educazione sessuale: un paradosso

L’Unione delle Camere Penali Italiane boccia senza appello il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri che interviene sulla disciplina dell’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. In un duro comunicato diffuso nella giornata del 24 luglio, l’associazione degli avvocati penalisti denuncia quella che definisce una svolta repressiva destinata a incidere sui principi fondanti della giustizia minorile italiana.

Al centro delle critiche c’è la modifica dell’articolo 98 del Codice penale. La riforma introduce infatti una presunzione di capacità di intendere e di volere per gli adolescenti tra i quattordici e i diciotto anni, allineandoli agli adulti. Verrebbe così ribaltato l’attuale sistema, che impone al pubblico ministero e al giudice di accertare d’ufficio la maturità del minore e la sua effettiva capacità di comprendere il significato delle proprie azioni.

Secondo l’Unione Camere Penali, la novità rappresenta un cambiamento radicale rispetto all’impianto della giustizia minorile, costruito sulla consapevolezza che l’adolescenza è una fase di sviluppo della personalità e che la maturazione psicologica non può essere data per acquisita. Una scelta che, ricordano i penalisti, trova fondamento tanto nel Codice penale del 1930 quanto nel processo penale minorile introdotto nel 1988.

Nel documento, la riforma viene inserita in una più ampia strategia di irrigidimento delle politiche nei confronti dei minori, iniziata con il cosiddetto decreto Caivano e proseguita, secondo l’associazione, con altre misure di carattere preventivo e repressivo. La cosiddetta “stretta anti-paranza” viene definita un intervento che suscita dubbi di compatibilità costituzionale e che rischia di sacrificare la specificità della condizione adolescenziale in nome di esigenze di sicurezza e consenso politico.

I penalisti contestano anche la necessità concreta della riforma. Richiamando i dati del Dipartimento per la Giustizia minorile, sottolineano come le dichiarazioni di non imputabilità per immaturità siano già oggi estremamente rare: si tratterebbe di poche decine di casi ogni anno sull’intero territorio nazionale. Per questo motivo, sostengono, il provvedimento non risponderebbe a una reale emergenza applicativa, ma avrebbe soprattutto un valore simbolico e comunicativo, alimentando l’idea di una giustizia minorile eccessivamente indulgente.

La preoccupazione dell’Unione Camere Penali va però oltre gli effetti immediati della norma. Secondo l’associazione, il rischio è quello di aprire la strada a un progressivo ridimensionamento delle garanzie previste per i minori e, in prospettiva, anche a una riduzione dell’età dell’imputabilità, ipotesi già emersa nel dibattito pubblico.

“Le riforme simboliche – osservano i penalisti – finiscono per modificare nel tempo i principi culturali e giuridici che sorreggono il sistema”. Per questo motivo invitano il legislatore a recuperare un approccio fondato sui principi costituzionali, sulle evidenze scientifiche e sui dati empirici, anziché sulle spinte emotive che spesso accompagnano il tema della devianza minorile.

Il comunicato si conclude con un appello a preservare la specificità della giustizia minorile: “La vera prova di maturità di uno Stato non consiste nel trattare i minori come adulti, ma nel saper riconoscere che non lo sono”, afferma l’Unione delle Camere Penali, ribadendo la necessità di politiche capaci di coniugare sicurezza, tutela dei diritti e finalità educative.

Il provvedimento, secondo molti commentatori, sembra anche andare in assoluta controtendenza rispetto a misure recenti che riguardano le stesse fasce di età: si crea infatti il paradosso che per aspetti previsti dal disegno di legge un ragazzo di 14 anni potrà subire un procedimento penale vero e proprio, mentre lo stesso ragazzo, se volesse seguire a scuola un corso o una attività sui temi della sessualità deve essere autorizzato dai genitori.
La norma, per il momento, è solamente una proposta e prima di diventare legge dovrà essere esaminato dal Parlamento.
Tenuto conto dei tempi che Camera e Senato impiegano in situazioni analoghe, non c’è neppure la certezza che il provvedimento possa vedere la luce prima della fine della legislatura, a maggior ragione se, come sembra, le elezioni saranno fissate per la primavera del 2027.
E si tratta anche di considerare che, nel concreto, alla riapertura dei lavori parlamentari nella prima settimana di settembre, deputati e senatori saranno occupati a lavorare sulla legge di bilancio che, tra l’altro, si preannuncia quanto mia difficile e complessa.

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