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Prima Ora - Notizie del 24 luglio

Mancano laureati in pedagogia e insegnanti specializzati per il sostegno, ma forse una soluzione c’è

Desidero palesare una grande criticità della scuola italiana che  è quella dei laureati in pedagogia e il TFA sostegno. Ovvero per poter essere abilitati al sostegno  devono sostenere un esame pubblico (test d’ingresso) e il relativo corso di formazione  pur avendo già sostenuto gran parte degli esami durante il percorso di laurea.

Pertanto la mia proposta è la seguente.

Rendere abilitante al sostegno la laurea in pedagogia con immissione in ruolo , poichè chi è in possesso della laurea in pedagogia ripete gli esami che ha già sostenuto durante il percorso di laurea, (anzi ha sostenuto molti più esami di quelli richiesti.). Pertanto è palese l’asimmetria di chi è laureato in pedagogia che deve sostenere un esame pubblico per accedere al percorso abilitante del sostegno (TFA)e ripetere quasi tutti gli esami sostenuti durante il percorso accademico. Quindi la conclusione razionale della disamina è che deve essere abilitante e dia la possibilità di essere immessi in ruolo proprio per i motivi sopracitati, del TFA per il sostegno.

Inoltre altra  grande criticità è che possono accedere al percorso del TFA docenti che hanno solo un diploma professionale (alberghiero o altri indirizzi professionali) e dopo il percorso di un anno sono abilitati venendo giudicati dalla legge ministeriale più preparati dei laureati in pedagogia . Penso che , applicando la teoria Lifelong Learning, sia favorevole all’ integrazione di alcune materie e a frequentare qualche laboratorio utili a mantenere aggiornate le competenze senza svolgere test d’ingresso ma pagando regolarmente le tasse Universitarie. Quindi la proposta più saggia sarebbe rendere questo percorso accademico abilitante per il sostegno e altresì consenta l’immissione in ruolo.

Altro argomento trascurato è la figura dell’educatore scolastico dipendente dalle cooperative sociali che presta servizio di assistenza agli alunni disabili nei diversi Istituti pubblici Italiani.   Questo professionista si trova a operare in un contesto pubblico ma con un contratto subordinato privato, la sua mansione non si discosta da quella dell’insegnante di sostegno anche se per legge ministeriale non può fare il progetto formativo personalizzato, ne firmare le presenze e altri documenti, ma in linea di massima svolge la stessa mansione. Inoltre, c’è da precisare che il Ministero dell’Istruzione pone l’accento esclusivamente sulla parte educativa e lasciando la didattica al docente di sostegno.

Ma in pratica questa scissione è impossibile da svolgere, poichè l’educatore svolge sia la parte educativa e anche quella didattica, questo vale anche per l’insegnate di sostegno. Quindi quando si opera non vi è distinzione, pertanto sorge la domanda spontanea e razionale: perchè la figura dell’educatore è ancora organizzata così come la conosciamo oggi? Da questa domanda si potrebbe sviluppare una bella riflessione su questo argomento. Io avrei studiato una proposta interessante poiché ho avuto modo di svolgere questa professione per diversi anni e di conseguenza conoscere gli aspetti negativi di questa professione. La proposta è la seguente: Magari si potrebbe far svolgere questa mansione da aspiranti insegnanti di sostegno che ancora non possiedono l’abilitazione specifica (quella di sostegno appunto) e così facendo inizierebbero a conoscere l’ambiente scolastico in maniera completa. Inoltre, si potrebbe far riconoscere questa esperienza lavorativa, magari per almeno due anni, utile per accedere senza test d’ingresso alla scuola di abilitazione (TFA), così facendo ci sarebbero molti più docenti di sostegno abilitati e con alle spalle un po’ di esperienza molto utile quando inizieranno il loro percorso da insegnanti abilitati. Da precisare che il periodo svolto da educatore dovrebbe essere retribuito dal ministero e non dalle cooperative sociali (Paghe basse), sempre tenendo conto delle due figure che operano nella scuola. Perché il docente con abilitazione è palese che deve percepire una maggiore retribuzione e inoltre sarebbe utile riconoscere all’educatore un punteggio minimo per il periodo svolto nell’Istituto scolastico e soprattutto che li venga riconosciuto il lavoro svolto a scuola come tirocinio valevole per i 60 crediti del nuovo regolamento sul reclutamento dei docenti. 

Pier William Pinna

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