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Dispersione scolastica, fenomeno eterogeneo per un continente a due velocità: Italia e Grecia a confronto

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L’abbandono della scuola prima del tempo, favorito da aspetti di natura sociale, predisposizione familiare ed economica, è un fenomeno assai diffuso nel continente europeo, come segnalato più volte dalla Commissione e dal Consiglio, impegnati in programmi di recupero nelle regioni in cui questo si prospetta più consistente. L’assenza di supporto sociale alle famiglie in difficoltà economica, il numero assai limitato di assistenti sociali e la distribuzione – errata ed inefficiente – degli istituti di formazione sul territorio e l’allestimento di trasporti non funzionali a raggiungere i luoghi di studio ed istruzione fanno il resto. Il rapporto statistico Eurostat, che verte su temi e quorum di natura economica, sviluppo urbano ed ambientale, impronta ecologica e produttività in termini di PIL, evidenzia ancora una volta un continente politicamente unito, ma che procede nella retorica di sviluppo a due velocità anche nel contesto formativo legato ai fenomeni di dispersione scolastica. Analizziamo gli esiti del rapporto suddetto collocando geograficamente l’entità del fenomeno paese per paese.

Il caso ellenico: limitata dispersione, accentuato supporto ed integrazione

La Grecia ha la seconda percentuale più bassa di abbandono scolastico precoce (3%) per il 2021 tra gli Stati membri dell’UE secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat. Secondo il rapporto, le percentuali più basse di abbandono precoce dell’istruzione e della formazione sono state Croazia (2%), Slovenia, Grecia e Irlanda (tutte il 3%) e Lituania e Paesi Bassi (5%). Al contrario, le quote più elevate sono state registrate in Romania (15%), Spagna e Italia (entrambe 13%) e Bulgaria, Ungheria e Germania (12%). Gli Stati membri dell’UE si sono posti l’obiettivo di ridurre i tassi di abbandono scolastico al di sotto del 9% a livello dell’UE entro il 2030. Rispetto al 2011, quasi tutti gli Stati membri dell’UE hanno segnalato una percentuale inferiore di abbandono precoce nel 2021, ad eccezione di Lussemburgo, Slovacchia, Svezia, Cechia, Ungheria, Bulgaria, Polonia e Germania, che hanno tutti registrato un lieve aumento (inferiore al 3%). Sedici Stati membri hanno già raggiunto l’obiettivo a livello di UE per il 2030 per questo indicatore: Belgio, Cechia, Irlanda, Grecia, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia. Nel 2021, la quota di abbandono precoce dell’istruzione e della formazione è stata inferiore per le giovani donne rispetto ai giovani uomini in tutti gli Stati membri dell’UE, ad eccezione di Bulgaria e Romania. Per il Belpaese, il tasso di dispersione tocca il 40 % in determinate regioni del Mezzogiorno, tra cui figurano tristemente Sicilia e Puglia. 

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Abbandono e dispersione scolastica: una questione di genere?

Nel 2021 più studenti hanno abbandonato l’istruzione e la formazione prima delle coetanee: l’11% degli ragazzi rispetto all’8% delle ragazze. Rispetto al 2020, sia la quota di ragazzi che abbandonano prematuramente la scuola sia quella di ragazze è leggermente diminuita (rispettivamente di 0,4 e 0,1 punti percentuali (pp). Gli Stati membri dell’UE si sono posti l’obiettivo di ridurre i tassi di abbandono scolastico al di sotto del 9% a livello dell’UE entro il 2030. Rispetto al 2011, quasi tutti gli Stati membri dell’UE hanno segnalato una percentuale inferiore di abbandono precoce nel 2021, ad eccezione di Lussemburgo, Slovacchia, Svezia, Cechia, Ungheria, Bulgaria, Polonia e Germania, che hanno tutti registrato un lieve aumento (inferiore al 3%). Pare, a tal punto, che il fenomeno descritto abbia come riferimento anche fattori legati al genere ed alla predisposizione allo studio, all’apprendimento ed all’impegno.