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28.08.2025

Divieto di cellulari a scuola, Lancini: “È l’ultimo dei problemi. Mia madre faceva la maestra in un mondo diverso”

Dal prossimo anno scolastico, in partenza tra pochi giorni, saranno ufficialmente vietati i cellulari anche alle scuole superiori. A deciderlo è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con una circolare successiva a quella che ha sancito il divieto fino alla scuola media.

Proprio in questi giorni il capo del dicastero di Viale Trastevere ha ribadito il concetto, spiegando i benefici di un tale divieto. A dire la sua, ai microfoni de Il Corriere della Sera, è stato lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini.

Ecco le sue parole, molto critiche: “Stiamo davvero parlando del telefono cellulare? Perché se dobbiamo confrontarci seriamente sulla nostra scuola, la prima cosa da dire è che questo è l’ultimo dei problemi. Anzi, in questo modo l’istituzione perde un’occasione importante, quella di educare gli adolescenti a un buon uso del cellulare. E lo fa con un provvedimento che non è fatto per il bene dei ragazzi ma perché trova consenso nei genitori che, così, si sentono rassicurati: chi dice che è per il bene degli studenti, sta facendo politica”.

“La soluzione non è vietarne l’utilizzo in classe mentre fuori il mondo intero vive online: così non solo perdiamo l’occasione di educare gli adolescenti all’uso di questo strumento, contribuiamo anche ad aumentare la distanza tra la scuola e il mondo esterno”, ha aggiunto.

“La scuola di oggi è iperconnessa, tra chat di classe, registro elettronico, compiti assegnati e consegnati online. E quando all’università si studia l’intelligenza artificiale e le sue applicazioni, da Chat Gpt alle app di traduzione, non si capisce perché alle superiori si debba considerare il telefonino fonte di distrazione anziché uno strumento utile a scuola, nel lavoro e per orientarsi nel mondo. Non esiste la dipendenza da Internet, nessun manuale diagnostico ne parla. E a chi dice che la variabile da considerare è la quantità di tempo che un individuo passa sullo smartphone, voglio ricordare che non è un dato significativo: se dovessimo parlare di dipendenza a partire dalle ore che passiamo connessi, allora il mondo intero (genitori compresi) è dipendente. La vera questione è un’altra: occorre insegnare ai ragazzi a utilizzarlo bene, a fare le domande giuste per creare nuove competenze. Che non sono più quelle dei tempi di mia nonna, che faceva la maestra elementare in un mondo completamente diverso”, ha concluso.

Come si stanno organizzando le scuole

Com’è noto, a luglio 2024, Valditara ha vietato espressamente l’uso degli smartphone a scuola, fino alla terza media. Ma come è andata? Il divieto è stato applicato?

chiederlo ad una platea di 2800 studenti e studentesse con un sondaggio è stato il portale Skuola.net. Alle medie 9 studenti su 10, al rientro a scuola, hanno trovato un regolamento scritto sull’uso dei dispositivi digitali personali, con le relative sanzioni: per la metà di loro si è trattato di una conferma delle disposizioni già in vigore lo scorso anno, per tutti gli altri di un aggiornamento o di una novità assoluta.

Alle superiori, nonostante il documento ministeriale non li riguardasse direttamente, la percentuale di quanti hanno ora a che fare con regole sul tema si attesta al 61% degli studenti intervistati. E circa un terzo di questi ultimi rilevano novità o aggiornamenti.

La strada più battuta è quella che consente agli alunni di tenere i dispositivi con sé, imponendo però di lasciarsi spenti per l’intera giornata: così per quasi i due terzi (62%). Ma c’è anche chi ha adottato il pugno di ferro, obbligando i ragazzi a consegnare i telefonini all’ingresso di scuola: è il 16% degli alunni. Altra opzione abbastanza gettonata è anche quella che prevede la possibilità di consultare il telefono durante la ricreazione: lo afferma 1 su 10.

Alle superiori ormai 6 su 10 hanno qualche forma di regolamentazione scritta. E un altro 30% ha ricevuto almeno dei “suggerimenti” orali sul comportamento da tenere.

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