Un caso singolare si è verificato in una scuola abruzzese. Come riportano alcune testate locali, come Abruzzo Web, un docente 62enne si è sentito male in classe. L’uomo ha avuto un infarto dopo aver richiamato uno studente 17enne.
Secondo una prima ricostruzione il docente avrebbe richiamato uno studente che stava facendo colazione in aula in maniera particolarmente rumorosa, invitandolo a interrompere oppure a uscire dalla classe per terminarla.
Il ragazzo non avrebbe seguito l’indicazione tanto da animare la discussione e avvicinarsi sempre più al prof, fino ad arrivare all’altezza del volto simulando alcuni colpi con fare minaccioso. Poi ha colpito la porta dell’aula con un pugno per poi allontanarsi in un crescendo di insulti e minacce.
Pochi istanti più tardi il professore si è sentito male e dalla scuola è partita immediatamente la richiesta di soccorso. La famiglia del 62enne ha deciso di sporgere denuncia.
“Un docente che richiama uno studente non sta aprendo una trattativa. Sta esercitando una responsabilità propria del suo ruolo. Durante una lezione deve poter chiedere il rispetto delle regole, interrompere un comportamento inadeguato e impartire indicazioni funzionali al lavoro della classe senza essere costretto a trasformare ogni intervento educativo in un confronto personale.
Su questo punto occorre recuperare chiarezza. Il dialogo è parte essenziale della relazione educativa, ma non significa che ogni regola sia negoziabile. L’ascolto dello studente è indispensabile, ma non determina una sovrapposizione dei ruoli. Docente e studente partecipano alla medesima comunità scolastica con responsabilità differenti. Confondere il rispetto dovuto allo studente con l’indebolimento dell’autorevolezza dell’insegnante non rende la scuola più inclusiva: la rende più fragile.
Preoccupa, in particolare, la possibilità che un richiamo venga percepito come una provocazione alla quale rispondere alzando la voce, opponendosi in modo aggressivo o assumendo atteggiamenti intimidatori. Se gli accertamenti dovessero confermare comportamenti di questa natura, sarebbe improprio considerarli una semplice intemperanza adolescenziale o un ordinario conflitto tra docente e alunno. Esiste un limite oltre il quale il dissenso cessa di essere confronto e diventa una condotta incompatibile con la convivenza scolastica”, queste le parole di Romano Pesavento, presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani.