Le aggressioni degli studenti verso i loro docenti si svolgono troppo spesso “nell’indifferenza assoluta dei dirigenti scolastici“, che tenderebbero a “nascondere la polvere sotto il tappeto per non compromettere la reputazione dell’istituto”. Ma “una scuola che non riesce a proteggere i propri insegnanti rischia di compromettere anche la qualità dell’educazione”. A sostenerlo, a colloquio con l’Ansa, è stato un insegnante dell’Iis Romolo Zerboni di Torino, Roberto Cermignani, nel denunciare “aggressioni e sputi contro gli insegnanti“, situazione che, sostiene il prof, che si definisce anche militante della Lega, “impone una riflessione seria e urgente sulla sicurezza degli insegnanti, sul rispetto dell’autorità educativa e sull’effettiva applicazione delle sanzioni disciplinari“.
Il docente ha raccontato degli episodi che, se confermati, sarebbero davvero gravi. “Il 3 novembre – ha detto l’insegnante – un docente appartenente allo staff di presidenza, intervenuto in una classe per sostenere un collega alle prese con la presenza di studenti estranei alla lezione, è stato spinto all’indietro da due allievi, cadendo a terra e battendo violentemente la nuca”: è stato necessario “l’intervento dell’ambulanza e il trasporto al pronto soccorso”.
Venerdì 6 novembre, a distanza di appena tre giorni, Cermignani ha detto di essere “stato vittima di un ulteriore episodio gravemente offensivo: uno studente mi ha sputato sulla schiena all’interno dell’aula scolastica”.
Secondo il docente dell’istituto statale torinese, “non si può chiedere alla scuola di gestire situazioni disciplinari complesse senza assicurare strumenti adeguati”.
Secondo Cermignani, anche gli studenti che si macchiano di atti violenti in realtà “finiscono col rimanere in classe durante il normale svolgimento delle lezioni”: così, la mancata adozione di provvedimenti e di sanzioni, ha concluso il prof, conferisce ai colpevoli “un senso di impunità”.
A ben vedere, tuttavia, pesanti pene (di tipo civile e penale) per chi compie atti di violenza contro gli insegnanti esistono e vanno solo adottate. Anche le sanzioni disciplinari, da adottare in ambito scolastico, per gli studenti. Anzi, l’attuale Governo le ha decisamente inasprite, ad iniziare dal decreto Caivano.
Una delle ultime iniziative legislative in questo ambito riguarda l’imputabilità dei minorenni: il 23 luglio scorso, il Governo ha varato il cosiddetto ddl “anti-maranza”, approvando un disegno di legge per rendere più semplice processare i minorenni. Ebbene, la capacità di intendere e di volere del minore — dai 14 ai 18 anni — che commette un reato, ad esempio l’aggressione ad un insegnante, “si presume fino a prova contraria”. Finora doveva essere accertata caso per caso, adesso si inverte l’onere della prova.
Il Governo Meloni ha anche approvato la norma sulla procedibilità d’ufficio per lesioni personali nei confronti di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni: “nel caso di lesioni lievi o lievissime solo attraverso la querela di parte, fino ad adesso era prevista la punibilità”, ha tenuto a dire nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante una conferenza stampa tenuta a palazzo Chigi.
Su quest’ultimo punto, ricordiamo che le modifiche all’articolo 583-quater del Codice Penale – introdotte con il Decreto Sicurezza (D.L. n. 48/2025), convertito con la Legge n. 80 dell’11 giugno 2025 – prevedono che anche l’aggressione ai danni del personale scolastico, docenti, dirigenti e Ata, nell’esercizio delle sue funzioni, è diventata un’ipotesi speciale di reato: le lesioni commesse nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio sono procedibili sempre d’ufficio, indipendentemente dalla prognosi o dalla gravità della lesione: a seconda della gravità del danno fisico cagionato, la reclusione va da 2 fino a 16 anni.