Troppo spesso la contrattazione di Istituto genera contrapposizione tra RSU e dirigenti scolastici, a volte si arriva a chiudere la contrattazione addirittura ad anno scolastico terminato. In Calabria, a sentire le esternazioni pubbliche del Coordinatore della Gilda degli Insegnanti Nino Tindiglia, la questione delle relazioni sindacali e del merito della contrattazione di Istituto merita una riflessione ampia e articolata. Per il sindacalista siciliano, ma di adozione calabrese, servirebbe una “Formazione obbligatoria” per i dirigenti scolastici in materia di relazioni sindacali e di utilizzo dei fondi da contrattare.
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti della Calabria, allarmato dalle gravi problematiche della gestione amministrativa di numerose scuole calabresi, ci tiene a sottolineare che oggi in Italia sembra che il concetto di meritocrazia sia scomparso, a vantaggio dell’amichettismo, della parentopoli, del potere dirigenziale. In tutti i settori, soprattutto in quelli pubblici, si tende ad assegnare un ruolo a chi è disposto a sottoporsi ai voleri del potente di turno. Emblematico è ciò che accade nel mondo dell’informazione, dove l’invadenza del potere economico e politico falsifica la realtà e condiziona le scelte dei cittadini.
Il sindacalista Tindiglia si limita a parlare del settore che conosce da oltre 40 anni, la scuola. Prima da studente, poi da docente e vicepreside, oggi da sindacalista, ancora in attività con passione, pronto per essere utile a colleghi spesso disorientati e inermi nel difendere i loro diritti – a volte, essi stessi colpevoli, perché non conoscono i loro doveri.
Raggiunto un ruolo, diventa importante saperlo meritare. Noto invece che spesso ci si adagia sull’alloro e non si fa nulla per mantenerlo con onore e competenza. Vale per tutti: dall’operatore ecologico al collaboratore scolastico, dal docente al dirigente scolastico.
Il sindacalista della Gilda si sofferma in particolare sulla gestione della scuola da parte dei Dirigenti Scolastici, chiamati a un ruolo complesso e delicato: gestione economico-amministrativa, gestione didattica, rapporti con la politica locale, con le famiglie e con il personale docente e ATA.
E ancora di più sulle relazioni sindacali, nate con l’autonomia scolastica e con la trasformazione del rapporto di lavoro da pubblicistico a contrattuale di natura privatistica – pur mantenendo, per gli insegnanti, il ruolo di pubblici ufficiali. Nelle relazioni sindacali la norma assegna alle parti un ruolo ben definito: da una parte il datore di lavoro, nella figura del dirigente scolastico, dall’altra le RSU e i sindacati rappresentativi firmatari del CCNL. Il loro compito è fissare criteri e ripartire le risorse del MOF. Il Contratto Integrativo di Istituto deve costruire una veste normativa adatta alla scuola, nel rispetto di quella vigente, adattando e migliorando le norme esistenti alla realtà dell’istituto, ma mai andandole contro o peggiorandole.
Il CII è un contratto. Come tale, per essere valido, richiede accordo, causa, oggetto lecito e forma scritta, ex art. 1321 c.c., nel rispetto del D.Lgs. 165/2001 e del CCNL. Se manca un elemento essenziale, il contratto è nullo o annullabile. È ciò che avviene nella maggior parte delle contrattazioni, dove: non vengono convocati tutti i sindacati rappresentativi e firmatari del CCNL; non vengono rispettati i termini congrui di convocazione; le convocazioni vengono rinviate la sera prima; non vengono consegnati per tempo gli atti da discutere; non viene fornita l’informativa preventiva e successiva di cui all’art. 4 CCNL 2019/2021. Comportamenti che possono portare alla nullità o all’annullamento dei contratti sottoscritti. È una prassi diffusa in molte scuole, che sembra non importare a nessuno, neanche ai sindacati, esclama Tindiglia, aggiungendo che proprio i sindacati si ricordano della contrattazione di Istituto solo quando si devono tenere le elezioni per il rinnovo delle RSU, che misurano la rappresentatività. Passato il periodo elettorale, tutto cade nel dimenticatoio.
Tindiglia pone l’accento sulle criticità delle relazioni sindacali tra RSU e dirigente scolastico. Questa forma di relazioni sindacali è dannosa, perché determina discriminazioni tra istituti dello stesso territorio, anche nella ripartizione del MOF. Assistiamo a scuole che remunerano in modo differente, a parità di compiti, i collaboratori del DS o le altre voci del fondo, creando un’ingiusta disparità tra il personale. Sarebbe più giusta una partecipazione attiva della rappresentanza sindacale provinciale, per garantire maggiore equità nella distribuzione.
In tutto questo un aspetto fondamentale lo assumono i Dirigenti Scolastici. Ma sono preparati adeguatamente a rivestire questo ruolo? La risposta del rappresentante sindacale della Gilda degli Insegnati, dopo anni e anni di trattative, è no. Non per mancanza di buona volontà, ma per mancanza di formazione specifica, di controllo e di conseguenze. Per questo sarebbe giusto chiedere tre cose semplici e concrete: Formazione obbligatoria e verificata per i dirigenti scolastici in materia di relazioni sindacali e gestione del fondo, prima di prendere servizio; Controllo reale da parte di USR, Revisori dei Conti e ARAN sui CCI irregolari, non solo formale; Responsabilità per chi firma contratti nulli o non invia gli atti dovuti: senza sanzione, l’irregolarità diventa prassi.