Una scuola elementare del Nordest d’Italia si trova al centro di un caso che ha richiamato l’attenzione dell’Ufficio scolastico regionale. Le insegnanti di una classe avrebbero inviato alle famiglie richieste di accertamento medico per il 70% degli alunni, paventando disturbi dell’apprendimento e del comportamento. L’Usl, almeno in un caso, non ha riscontrato alcuna anomalia. Gli ispettori sono arrivati. La dirigente scolastica, per ora, non ha rilasciato dichiarazioni.
Come riporta Il Corriere, la vicenda riguarda una scuola elementare collocata tra le province di Venezia e Padova. Le insegnanti avrebbero inviato alle famiglie lettere con cui segnalavano per i propri figli possibili disturbi dell’apprendimento – dislessia, discalculia – ma anche disabilità cognitive e disturbi del comportamento come l’adhd e il disturbo oppositivo provocatorio. Il numero delle segnalazioni ha colpito da subito: sette bambini su dieci, vale a dire il 70% dell’intera classe. Una percentuale che i genitori hanno ritenuto del tutto sproporzionata, alimentando dubbi e preoccupazione. La situazione si è ulteriormente complicata quando uno dei bambini coinvolti ha effettuato tutti gli accertamenti richiesti presso l’Usl. L’esito è stato univoco: nessuna lacuna riscontrata né dalla psicologa né dalla logopedista. Lettura, comprensione del testo, competenza ortografica, calcolo, velocità: tutto nella norma. Nessuno degli aspetti segnalati dalle docenti è risultato carente secondo le relazioni dei sanitari. Una risposta che ha trasformato i dubbi dei genitori in una denuncia formale alla dirigente scolastica.
La gravità dei fatti ha reso insufficiente l’indagine interna avviata dalla dirigente. Nella giornata di mercoledì a scuola sono arrivati gli ispettori dell’Ufficio scolastico regionale. Nel frattempo, dopo la prima segnalazione, la situazione in aula non sarebbe cambiata: la maestra è rimasta al suo posto e le lezioni sono proseguite. Le conseguenze sui bambini, però, sarebbero visibili. “I bambini ora hanno l’ansia di andare a scuola”, racconta il padre di uno degli alunni coinvolti, il cui nome nell’articolo è di fantasia. “C’è chi piange, chi si sente male, chi chiede ai genitori di rimanere a casa da scuola ogni mattina”. A rendere il quadro ancora più pesante, il racconto di quanto sarebbe avvenuto in classe durante le settimane in cui uno degli alunni era assente per effettuare i controlli: l’insegnante avrebbe chiesto ai compagni di esprimersi ad alta voce sul comportamento del bambino assente. “I piccoli in classe si sono messi a piangere disperati perché non sapevano come rispondere alla maestra”, riferisce il padre. “Mentre loro piangevano, l’insegnante ripeteva in lacrime: ‘Vedete che è così? Vedete che fa queste cose?'”. Un comportamento definito inaccettabile dai genitori, che hanno chiesto un colloquio urgente e unitario con la preside.
Il Corriere solleva un sospetto, dopo aver raccolto le dichiarazioni dei genitori: la classe a rischio accorpamento. La sezione conta appena dieci alunni, una soglia che la espone concretamente alla fusione con un’altra classe. “Se un bambino viene certificato, la classe è blindata”, aveva fatto notare uno dei genitori fin dai primi giorni della polemica, alludendo al meccanismo per cui la presenza di alunni con bisogni educativi speciali può tutelare l’esistenza di una sezione sottodimensionata. Un nesso che, se confermato, configurerebbe uno scenario molto serio sul piano deontologico e normativo. “Siamo molto preoccupati perché ci sentiamo in una situazione di stallo”, dichiara il padre di uno degli alunni. “Non penso che si possa lasciare una scuola in queste condizioni”. La dirigente scolastica, pur coinvolta sin dall’inizio, non ha ancora fornito la propria versione dei fatti.