Didacta Italia 2026, ci siamo: l’edizione di quest’anno, la tredicesima, è in programma dall’11 al 13 marzo alla Fortezza da Basso di Firenze. La manifestazione, punto di riferimento nazionale per la formazione e l’innovazione didattica è dedicata a Carlo Collodi, nel bicentenario della sua nascita.
Ai nostri microfoni è intervenuto Francesco Vettori, ricercatore Indire, sulla formazione nei CPIA. Con lui abbiamo parlato di comprensione del testo, un problema che riguarda tantissimi studenti, soprattutto stranieri.
“Abbiamo scoperto che la comprensione del testo è un problema che riguarda non soltanto chi arriva in Italia, ma gli studenti di ogni ordine e grado, che la comprensione del testo è fortemente condizionata dal modo di leggere. Quindi noi ci siamo banalmente chiesti se leggere, come oggi di solito si fa, da soli, in silenzio e con gli occhi, oppure ad alta voce e condividendo i significati testuali, condiziona poi la comprensione del testo, cioè se il modo di leggere influisce sulla comprensione del testo. E naturalmente abbiamo scoperto che la lettura ad alta voce condivisa favorisce la comprensione del testo e soprattutto favorisce un coinvolgimento dello studente nell’attività proposta che la lettura, invece, diciamo oculare, in silenzio e da soli, non è in grado di fare.
“La lettura condivisa si intende con gli altri studenti e con l’insegnante. È un modo, finalmente, per superare quelle barriere cognitive che riducono la lettura ad una codifica e decodifica del segno scritto e invece valorizzare gli aspetti relazionali, perché naturalmente se io leggo ad alta voce mi metto in discussione perché ho un interlocutore che dialoga con me”.
“Il lavoro di condivisione dei significati, soprattutto in contesti di scarsa padronanza della lingua italiana, è una condivisione fra studenti, perché banalmente se io non conosco il significato di un termine ma lo conosce chi mi sta di fianco, mi aiuterà a capire quello che sto leggendo”.
“La comprensione di lettura, la competenza di lettura non si limita alla comprensione del testo, ce lo dicono tutte le ricerche internazionali. La comprensione del testo è il primo passo, poi la competenza di lettura significa anche saper usare quel testo, quindi saper scegliere che cosa leggere e che cosa non leggere, perché la competenza di lettura è una competenza non formale ma contestuale, non si acquisisce una volta per tutte, cambia nel corso del tempo ed è fortemente dipendente dagli interessi di chi legge. Il livello che noi chiamiamo della significanza sulla base di una letteratura consolidata tenta di verificare quanto il testo che noi leggiamo abbia interessato il lettore, perché se il lettore è interessato dal testo, non soltanto sarà spinto a comprenderlo meglio, ma poi appunto attiverà tutte quelle competenze di, di cui oggi si parla tanto che sono le trasversali, le relazionali, le non cognitive, che di solito la lettura, purtroppo la lettura diciamo oculare e silenziosa, di solito non è in grado di attivare.
“Il nostro sistema di istruzione, la nostra è una cultura fortemente alfabetizzata. Quindi vuol dire che per noi le forme di apprendimento e di insegnamento passano per il saper leggere e scrivere. È chiaro che se uno studente ha coltivato questa competenza di lettura come ho cercato di descriverla, saprà orientarsi meglio, saprà scegliere meglio e soprattutto saprà sfruttare al meglio le occasioni di istruzione, formazione e diciamo personalizzazione degli apprendimenti che il sistema nostro gli offre.
L’insegnante, in termini pratici, potrebbe diventare un professionista della lettura ad alta voce. Ci sono delle tecniche, ad esempio, di uso del corpo, della prossemica, di occupazione del luogo, dello spazio, che possono essere apprese, ma non solo. Ripeto: la lettura ad alta voce ci ha permesso di riflettere su quelle che sono le basi del nostro sistema d’istruzione, indipendentemente dagli adulti o dai contesti di scarsa padronanza. Per cui la lettura ad alta voce è uno strumento per riflettere su quelle che sono le basi del nostro sistema d’istruzione, una delle occasioni per riflettere sulle basi del nostro sistema d’istruzione, perché se una cosa ha fatto la scuola fino ad ora, ed è la prima cosa che dico sempre, è alfabetizzare. Noi ci dobbiamo ricordare che nel 1861, quando l’Italia si è fatta, il 78% delle persone non sapeva né leggere né scrivere, in alcune regioni si arrivava al 98%. La scuola se ha avuto una funzione storica è quella di alfabetizzare”.
La Tecnica della Scuola, attiva nel campo dell’informazione scolastica da oltre 75 anni, dopo il successo di Fiera Didacta Italia – Edizione Trentino, è presente alla Fiera Didacta.
La Tecnica della Scuola sarà presente al Padiglione Cavaniglia, nello stand H04.
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Il programma scientifico, curato da INDIRE e coordinato dal professor Giovanni Biondi, propone 506 eventi formativi: 313 seminari e 193 workshop rivolti a docenti, dirigenti scolastici, personale educativo e, per la prima volta, anche al personale amministrativo e agli amministratori locali. I percorsi coprono tutti i livelli di istruzione, dalla scuola 0-6 ai corsi post diploma, e affrontano temi centrali come metodologie didattiche innovative, educazione ambientale (con focus sulla GreenComp), educazione alimentare, arti, innovazione e politiche educative a livello nazionale ed europeo.
Ampio spazio sarà dedicato all’Intelligenza Artificiale a scuola, con due sale tematiche per attività pratiche “dal prompt al prototipo”, l’uso dell’IA per l’insegnamento delle lingue, il plurilinguismo e la personalizzazione di tutor didattici basati sull’IA. In programma anche aule immersive su blockchain, robotica educativa e transizione tecnologica, oltre a seminari su STEM e STEAM, filiera formativa 4+2, cybersecurity negli ITS Academy, istruzione degli adulti e sport come valore educativo.
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