Erasmus+, tante opportunità anche per i docenti: ecco cosa c'è da sapere

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23.05.2026
Aggiornato alle 17:24

Studenti picchiano a Parma due docenti, c’è chi chiede il carcere. Crosetto: pene dure, per far capire a tutti. Barbacci: fatto di gravità inaudita

Ha destato sconcerto e indignazione l’aggressione di alcuni giovani ‘maranza’ a due insegnanti avvenuta il 22 maggio a ridosso del Parco Ex Eridania e di un istituto superiore di Parma, con tanto di minacce (“ti faccio saltare la testa”) e con registrazione video dell’accaduto ed immagini diffuse su intrernet. Tra i commenti più duri figura quello del ministro della Difesa Guido Crosetto, che su X scrive: “Non c’è giustificazione, non ci deve essere comprensione, non si può che essere duri. Non solo nella condanna, che è scontata e doverosa, ma nelle conseguenze per tutti questi ragazzi: chi ha agito, chi ha incitato, chi ha riso, chi ha condiviso”.

Secondo il numero uno del dicastero della Difesa, da alcuni mesi uscito allo scoperto sulla necessità di ritornare a servizio di leva, perchè considerato particolarmente formativo, i giovani che hanno aggredito i due docenti a Parma “devono capire la gravità del gesto e pagarne le conseguenze, in modo che altri capiscano che lo Stato non può accettare la violenza verso nessuno ma ancor di più verso chi lo serve, come un professore“.

“Ferma condanna per l’aggressione degli insegnanti a Parma” giunge anche da parte di Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl Scuola.

“È un fatto di gravità inaudita – sostiene la sindacalista – che merita la più ferma condanna, ma più ancora sollecita una presa di coscienza da parte di tutta la collettività, perché quando si colpisce la scuola e il suo personale si colpisce il presidio fondamentale di una civile convivenza”.

“La Cisl Scuola – continua la sua leader – esprime la propria solidarietà agli insegnanti aggrediti; chiede alle istituzioni locali, alle famiglie e all’intera comunità di dare il massimo sostegno alla scuola, impegnata in un’azione educativa che per essere pienamente efficace deve poter far conto su un’ampia, convinta e fattiva condivisione da parte di tutti”.

Anche la Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza ha usato parole forti, chiedendo alla Procura gli accertamenti “necessari finalizzati a perseguire i soggetti responsabili delle violenze che, volendo, potranno avere l’opportunità di studiare, eventualmente, anche da detenuti“.

Secondo il sindacato autonomo, “ancora una volta si pone il problema che si vuole forzatamente considerare studente chi tale non è”.

Secondo la Gilda, quindi, “terminato l’obbligo scolastico a 16 anni, i soggetti che non desiderano proseguire gli studi non devono essere sottratti ai duri e nobili lavori dei campi, delle fabbriche e degli allevamenti, tutte opportunità che in zona sono presenti”.




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