Ieri abbiamo trattato il caso dei due docenti aggrediti in un parco a Parma da una baby gang, un gruppo di cosiddetti “maranza“. La scena è orribile, ed è rimbalzata sul web e sulle chat perché è stata ripresa in video. Uno dei ragazzi ha picchiato un docente dicendogli addirittura “ti faccio saltare la testa”.
Come riporta Il Corriere della Sera, Nelle scorse ore la Questura ha svolto tutti gli accertamenti del caso per verificare anche la provenienza del video, e nel tardo pomeriggio ha confermato la dinamica dell’aggressione avvenuta ieri.
Dalle immagini si vede un primo professore parlare con un gruppetto di circa tre ragazzi, dopo pochi attimi viene inseguito e aggredito. Un altro insegnante interviene, si vede una colluttazione con altri studenti al termine della quale l’uomo finisce a terra con sotto uno di loro, mentre un altro ragazzo lo prende a bastonate sulla schiena. Un terzo insegnante tenta di intervenire, avvisando anche i ragazzi che chiamerà le forze dell’ordine. Solo dopo questo intervento gli animi si placheranno. I professori, spiegano dalla Questura, non sporgeranno denuncia.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto. Il dirigente dell’istituto vicino al parco ha fatto sapere in serata che il ministro si è “tempestivamente interessato a quanto accaduto” e ha coinvolto la dirigenza scolastica “in una approfondita riflessione al fine di meglio supportare la comunità scolastica esprimendo, inoltre, grande vicinanza alla comunità stessa, ed in particolare, ai docenti convolti”.
“In relazione all’episodio diffuso a mezzo video sui social che ha visto coinvolti due docenti aggrediti da un gruppo di studenti fuori dalla scuola – sottolinea il dirigente – si rappresenta che la scuola da sempre opera un’azione educativa volta al rispetto dei ruoli, delle persone e delle regole. Proprio in virtù di questo, nella consapevolezza della gravità di quanto accaduto e della circostanza che la scuola non può abdicare alla sua funzione educativa, si procederà ad investire gli organi collegiali competenti della valutazione di opportuni provvedimenti disciplinari, sempre volti ad una logica educativa, ferme restando le valutazioni di pertinenza di altre istituzioni”.
Sull’accaduto è intervento anche il sindaco di Parma Michele Guerra esprimendo solidarietà: “Ho trovato, come mi aspettavo, una scuola forte nella prova difficile che sta affrontando in questi momenti in cui in tanti e da ogni parte stanno intervenendo. Questi gesti violenti vanno condannati con fermezza e occorre essere uniti e decisi nell’affrontare l’aggressività che si manifesta in queste fasce di età e che perde di vista il più elementare rispetto non solo delle autorità, ma del semplice viver comune”.
“Un comportamento di questo genere – continua il sindaco – nei confronti di chi forma ed educa i nostri giovani è un problema profondo che deve interrogare la società a partire da tutti i suoi livelli, dai corpi sociali e da ogni luogo che concorre a dare senso e valore a una comunità educante. Una volta persi i valori per cui si giustificano o si permettono gesti come quelli che abbiamo visto, il percorso di costituzione di una coesione scolastica e dunque cittadina diventa molto complicato da recuperare”.
“Purtroppo non è una cosa che sorprende: da anni succedono episodi di questo tipo”, racconta Priamo Bocchi, consigliere regionale in Emilia Romagna di Fratelli d’Italia: “Questi giovani vanno velocemente identificati, le scuole che frequentano devono prendere provvedimenti disciplinari perché se sono pericolosi per il personale scolastico lo saranno anche per i compagni di classe. Siamo davanti al fallimento delle agenzie educative, soprattutto della famiglia e raccogliamo i frutti di una politica immigrazionista sciagurata e irresponsabile alla quale oggi il governo Meloni sta cercando di rimediare. Le amministrazioni grilline e a guida PD degli ultimi anni hanno fatto disastri. E pensare che nel 2027 Parma sarà capitale europea dei giovani”.
“I delinquenti sarebbero soggetti iscritti in una delle scuole site nelle vicinanze, ancora una volta si pone il problema che si vuole forzatamente considerare studente chi tale non è: terminato l’obbligo scolastico a 16 anni, i soggetti che non desiderano proseguire gli studi non devono essere sottratti ai duri e nobili lavori dei campi, delle fabbriche e degli allevamenti, tutte opportunità che in zona sono presenti”, questo il commento della Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, che chiede che la Procura della Repubblica disponga gli accertamenti necessari finalizzati a perseguire i soggetti responsabili delle violenze che, volendo, potranno avere l’opportunità di studiare, eventualmente, anche da detenuti.
Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, ricorda che il recente articolo 583 quater del Codice Penale prevede pene dai 2 agli 8 anni di reclusione per chi aggredisce un docente che in casi gravi possono arrivare fino a 16 anni.