Home Politica scolastica Dvornicich: la Matematica rimane antipatica? Dipende da chi la insegna

Dvornicich: la Matematica rimane antipatica? Dipende da chi la insegna

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  • GUERINI

Pochi giorni fa l’Ocse ha ribadito l’importanza di studiare di più e meglio la Matematica a scuola: ma in Italia per gran parte degli alunni la disciplina rimane davvero ostica.

Eppure, i dati internazionali ci dicono che impegnarsi nel suo studio è fondamentale per la crescita formativa dei giovani: dall’ultimo Focus Ocse-Pisa è emerso che nel periodo 2003-2012, grazie all’incremento di una ventina di minuti alla settimana della fondamentale disciplina scientifica, si può ottenere miglioramento delle performance degli studenti 15enni. Anche gli italiani non si sottraggono a questa “regola”. Sempre che vi siano, dietro la cattedra, “insegnanti più preparati e metodi adatti ai ragazzi di oggi”.

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Per capire se in Italia stiamo andando in questa direzione, abbiamo intervistato Roberto Dvornicich, uno dei massimi esperti nazionali della disciplina: professore ordinario di Algebra all’Università di Pisa, Dvornicich è anche lo storico responsabile (dal 1987!) delle Olimpiadi italiane di Matematica.

 

Professore, ci sono speranze perché anche in Italia il modo di insegnare la materia si adegui ai tempi?

Premesso che la matematica si evolve molto lentamente, quindi anche i metodi di approccio e di studio, in effetti i nostri docenti risultano un po’ pigri. Probabilmente, paghiamo il fatto che l’alfabetizzazione di massa è stata tardiva e quando è esplosa, negli anni Sessanta, si è pensato ad incentrare il suo insegnamento sul cosiddetto ‘far di conto’. Mentre sarebbe servito incentivare, di pari passo, anche un uso prettamente culturale.

 

Vuol dire che i nostri docenti sono più pratici che teorici?

Esattamente. In Italia c’è stata e prevale ancora oggi la tendenza a puntare al risultato immediato. Mettendo da parte la parte più educativa della disciplina, che è poi quella più importante.

 

Ma è possibile uscire da questo equivoco?

Certo. Basterebbe che gli insegnanti comincino a fare più attenzione ai concetti logici. Invece spesso un’espressione o un quesito si banalizzano. Senza entrare nel cuore del problema.

 

Ci può fare un esempio pratico?

È facile: prendiamo la geometria euclidea, che è ritenuta un po’ come il latino sul versante umanistico. Siccome non produce risultati diretti, si mette da parte. Invece, formare un ragazzo è un investimento che paga alla distanza. Bisogna andare oltre alla trasmissione del mero tecnicismo e degli esercizi ripetuti sono alla noia: per rimanere nella Matematica, non basta imparare a memoria le formule che servono a trovare soluzioni immediate. Quel che conta è che gli allievi acquisiscano il corretto ragionamento per affrontare il problema. Si punti, quindi, su due o tre argomenti centrali, da cui poi far partire il resto dei programmi.

 

Perché non si fa?

Diciamo che dipende molto dalle capacità di chi insegna la materia. Certo, se si dà la possibilità a dei docenti laureati in Biologia di insegnare la Matematica alle medie, è difficile che questi possano cogliere certi concetti. Probabilmente per loro sono sfumature, per noi matematici puri invece sono l’essenza.

 

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Quindi, certe “confluenze” di materie, volute dal Miur, dovevano essere evitate: lo sa che anche con le nuove classi di concorso continueranno ad esistere?

Preferisco non entrare in certi discorsi: contengono anche degli aspetti sindacali, che vanno a loro volta rispettati. Quel che vorrei dire, però, è che se si vuole valorizzare la figura del docente, il primo obiettivo da raggiungere è quello di motivare i migliori matematici a rimanere a scuola. Altrimenti vanno a svolgere, giustamente, un altro lavoro.

 

Quale ruolo hanno le nuove tecnologie nello studio della disciplina?

Hanno il loro peso. Fondamentalmente, non sono contrario all’uso del computer o della calcolatrice elettronica. Però, rimangono degli strumenti. Che possono servire a trasmettere ai discenti le competenze e l’acquisizione dei concetti base.

 

Ma all’estero la Matematica come si studia?

Nei Paesi anglosassoni c’è un’attenzione particolare alle inclinazioni degli alunni: si realizzano dei curricula personalizzati, anche tenendo conto dei vari studenti carenti o talentuosi nella disciplina. In entrambi i casi, possono chiedere una maggiorazione di ore settimanali. All’Est, invece, ci sono dei licei dove il tempo dedicato alla Matematica è almeno il doppio rispetto ai nostri istituti superiori.

 

In occasione delle tante Olimpiadi di Matematica che segue da quasi 30 anni, come si sono comportati i nostri ragazzi?

Bisogna tenere conto delle ondate, che portano periodi migliori e peggiori. Comunque, hanno sempre tenuto testa ai pari età degli altri Paesi. Diciamo che, a livello europeo, gli italiani vanno collocati assieme a Spagna e Francia, rispetto ai quali mediamente sono in vantaggio. E anche a Gran Bretagna e Germania, che però ci sono stati spesso davanti, magari di un soffio.

 

Ma a livello mondiale è l’Oriente ad avere gli studenti più bravi in Matematica?

Sì, soprattutto la Cina. Dove, oltre ad avere un altissimo numero di alunni, lo Stato investe nelle scuole d’élite incentivando gli istituti che danno i migliori risultati. Anche in Corea l’investimento è massiccio. Ma il primato sta per essere minacciato dagli Stati Uniti.

 

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