Registrati
10.08.2026
Aggiornato alle 22:42

Educatori rimandati a settembre

A più di due anni dalla Legge 55/2024, l’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative non è ancora pienamente operativo. Il Parlamento chiude per la pausa estiva, mentre educatori, pedagogisti, Comuni, scuole e servizi restano alle prese con un quadro incerto. E nel frattempo cresce il rischio del “fai da te” professionale.

Nel 2024 sembrava fatta.

Dopo decenni di attesa, la Legge 55 aveva riconosciuto le professioni pedagogiche ed educative, istituito l’Ordine e previsto gli albi dei pedagogisti e degli educatori professionali socio-pedagogici. APEI chiese subito al Ministero della Giustizia un incontro per completare rapidamente l’ultimo tratto del percorso: definire le regole necessarie, arrivare alle elezioni e consegnare finalmente l’Ordine ai professionisti.

I commissari nominati dai Presidenti dei Tribunali avevano cominciato a raccogliere le domande di iscrizione.

Sembrava l’ultimo miglio.
È diventato invece un percorso a ostacoli.
In questi due anni il confronto politico, ministeriale, accademico e associativo ha rimesso in discussione parti importanti della legge appena approvata: struttura degli albi, differenze tra educatori, sezioni e sottosezioni, elenchi speciali, procedure transitorie, governance e sistema elettorale.
Il risultato è che arriviamo all’agosto 2026 con una situazione paradossale: l’Ordine esiste nella legge, ma non è ancora pienamente operativo.
E adesso tutti rimandati a settembre.

La scuola e i servizi, però, non possono aspettare

Il problema non riguarda soltanto chi attende un’iscrizione professionale.
Riguarda direttamente il funzionamento dei servizi educativi e scolastici.
Mentre il Parlamento discute, i Comuni devono continuare a scrivere bandi, le cooperative devono assumere, le scuole devono organizzare interventi educativi e inclusivi, i servizi per la disabilità devono garantire continuità agli alunni e alle famiglie.
Ed è qui che l’incertezza produce i suoi effetti peggiori.
Nei territori continuano a comparire profili professionali differenti, requisiti non omogenei, qualifiche regionali, denominazioni ibride e figure costruite per rispondere rapidamente alla carenza di personale.
Il rischio è semplice: quando manca chiarezza sulle professioni, il mercato si organizza da solo.
E quasi sempre lo fa cercando la soluzione più economica.

Il “fai da te” educativo

Non possiamo ignorare ciò che sta accadendo.
In molte realtà si cercano educatori attraverso titoli e qualifiche differenti, si moltiplicano micro-profili, si sovrappongono competenze e si finisce per mettere sullo stesso piano percorsi universitari, qualifiche professionali e figure operative nate per esigenze locali.
Ma un educatore non è semplicemente qualcuno che “sta con” un bambino, accompagna un alunno con disabilità o presidia un servizio.

La funzione educativa comporta progettazione, osservazione, relazione, valutazione, lavoro con le famiglie, partecipazione al gruppo professionale e responsabilità educativa.
Il D.Lgs. 65/2017 lega espressamente la qualità dei servizi per l’infanzia alla presenza di personale qualificato, alla formazione continua e al coordinamento pedagogico.
La Legge 55/2024 avrebbe dovuto aggiungere finalmente un elemento decisivo: un’identità professionale nazionale chiara e riconoscibile.
Invece rischiamo di tornare alla frammentazione.

La carenza di educatori non si risolve abbassando l’asticella

La contraddizione è evidente.
Da una parte il Paese investe sull’inclusione scolastica, sui servizi 0-6, sul sostegno alle famiglie, sulla disabilità, sulla prevenzione e sul welfare territoriale.
Dall’altra lascia ancora in sospeso proprio l’assetto delle professioni che quelle politiche devono realizzare ogni giorno.
La carenza di personale educativo è reale.
Ma non può essere affrontata inventando figure sempre nuove o riducendo progressivamente i requisiti professionali.
Se mancano educatori qualificati, la risposta deve essere rendere questa professione più attrattiva: stipendi adeguati, stabilità, riconoscimento, formazione di qualità e percorsi professionali chiari.
Non creare un esercito di figure meno qualificate e meno costose.
Perché dietro ogni posto scoperto non c’è soltanto un problema di organico.

C’è un bambino che ha bisogno di continuità educativa.
C’è un alunno con disabilità che ha diritto a un intervento competente.
C’è una famiglia che chiede sostegno.
C’è una scuola che necessita di professionisti capaci di lavorare davvero in équipe.

Educatori rimandati a settembre

Ora arriva la pausa estiva.
Il Parlamento si ferma.
Ma a settembre riaprono scuole, nidi e servizi.
Ripartono gli appalti.
Si cercano educatori.
Si scrivono bandi.
E centinaia di migliaia di professionisti continueranno a chiedersi quali saranno le regole definitive del loro Ordine.
Dopo oltre due anni non serve un’altra stagione di rinvii, commissioni e nuove architetture burocratiche.
Serve una decisione.
Occorre chiudere la fase transitoria, dare certezza agli iscritti e alle amministrazioni e permettere finalmente ai professionisti di eleggere democraticamente i propri organismi.
Perché il Parlamento può anche rimandare tutto a settembre.
Gli educatori, le scuole, i Comuni e soprattutto i bambini non possono essere rimandati ancora.

Alessandro Prisciandaro
Presidente Nazionale APEI

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate