Prima Ora - Notizie del 9 giugno 2026

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12.05.2026

Un’educatrice: “Prendiamo 1200 euro al mese. Il lavoro è quasi una vocazione ma così non si può andare avanti”

Gli educatori sono pagati troppo poco: l’allarme è arrivato direttamente dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI. Quest’ultimo ha detto: “Su di loro si fonda il welfare e senza di loro diventa difficile garantire protezione sociale. È oggettiva la sproporzione tra le responsabilità che assumono e il trattamento economico che viene loro corrisposto”.

Il grido d’aiuto

La realtà è proprio questa; a confermarlo una educatrice di un liceo bolognese, intervistata ai microfoni de La Repubblica. “Prendiamo 1.200-1300 euro netti al mese, ma così non può più andare avanti, noi coi ragazzi facciamo un lavoro importante, garantiamo la loro inclusione nella classe. È un lavoro che faccio con passione, quasi come una vocazione, ma di questi tempi, con tutti i costi che aumentano, non è più sostenibile”, ha detto.

“Io lavoro da dieci anni con la stessa coop e sono fortunata, perché questa cerca di venirci incontro — ha continuato — ma è il sistema che è sbagliato, perché se si vuole puntare sulla famosa inclusione dei ragazzi disabili l’educatore dev’essere parte dell’organico scolastico, assunto direttamente dalla scuola, non un appalto”.

Lei e i suoi colleghi parteciperanno allo sciopero di Usb per le coop sociali lunedì 18 maggio, perché “in queste condizioni siamo stretti, e lo dicono soprattutto i giovani. Nessuno vuole più fare questo mestiere, non perché è un brutto lavoro, anzi, ma perché le condizioni non lo permettono”. Per questo lunedì “saremo qui fuori dalla scuola a segnalare il problema alle famiglie”.

Lo sciopero del 18 maggio

Lo sciopero del 18 maggio nasce da un appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla e si inserisce in un più ampio fronte di contestazione alle politiche del governo. L’Usb chiede di interrompere quella che definisce la “complicità dell’Italia con la guerra” e di bloccare il riarmo, fermando ogni filiera economica, industriale, logistica e commerciale legata ai conflitti in corso.

Il sindacato invoca che le risorse attualmente destinate alle spese militari vengano reindirizzate verso salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza sul lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale e scuola pubblica.

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