Oggi, 14 aprile, viene reso pubblico un rapporto della Fondazione Agnelli, “Partire bene: i servizi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa”, che offre un’analisi profonda e comparativa (con Francia, Germania, Spagna e Inghilterra) su un settore oggi considerato un’infrastruttura sociale strategica per lo sviluppo del bambino, la riduzione delle disuguaglianze e la risposta alla crisi demografica. Per il mondo della scuola e i docenti, il report delinea un quadro in cui l’Italia brilla per tradizione pedagogica, ma fatica a garantire equità d’accesso e stabilità professionale al personale.
In Italia, la partecipazione ai servizi per i bambini sotto i tre anni è cresciuta, superando il 35% nel 2025, ma resta lontana dal target UE del 45% per il 2030. Un dato allarmante è che questa crescita non è equa: si registra un persistente “effetto San Matteo”, per cui i servizi favoriscono le famiglie già avvantaggiate. In vent’anni, il divario di partecipazione tra le famiglie più ricche e quelle più povere in Italia è più che raddoppiato, passando da 7,5 a 19 punti percentuali.
Le barriere non sono solo economiche, ma risiedono negli stessi criteri di accesso: la maggior parte dei Comuni privilegia la conciliazione lavoro-famiglia (genitori entrambi occupati) rispetto al diritto educativo del bambino, escludendo di fatto le famiglie più fragili o con lavori precari.
Il report distingue tra qualità strutturale (rapporto educatori/bambini, spazi, qualifiche) e qualità procedurale (interazioni, clima relazionale, pratiche pedagogiche). Sebbene l’Italia abbia compiuto passi avanti con il Sistema Integrato 0-6 (Decreto 65/2017) e le nuove Linee Pedagogiche Nazionali, il monitoraggio resta debole e troppo concentrato sugli input strutturali piuttosto che sui risultati educativi.
Un punto di forza italiano è la scuola dell’infanzia (3-6 anni), dove la partecipazione è quasi universale (circa 95%), a differenza del segmento 0-3 che sconta ancora una forte frammentazione territoriale.
Per i docenti e gli educatori, il rapporto evidenzia criticità severe:
Il PNRR rappresenta un’occasione straordinaria con oltre 4 miliardi di euro per nuovi posti, mirati soprattutto al Sud. Tuttavia, il report avverte che l’incremento statistico della copertura è influenzato anche dal calo delle nascite: l’offerta di posti cresce anche perché diminuiscono drasticamente i bambini. Inoltre, i piccoli Comuni faticano a intercettare i fondi a causa di deficit progettuali, rischiando di aumentare ulteriormente i divari territoriali.
Le conclusioni del report suggeriscono quattro direzioni fondamentali per l’Italia: