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Aggiornato il 21.11.2025
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Educazione sessuale a scuola, Nordio: “Va bene ma bisogna vedere se gli educatori, per esempio alla primaria, sono preparati”

Si discute ancora di educazione sessuale e affettiva a scuola. Oggi, 21 novembre, le parole della ministra per la Famiglia le Pari Opportunità, Eugenia Roccella hanno fatto scalpore. Ecco cosa ha detto: “L’educazione sessuale non fa calare i femminicidi. Possiamo parlare di educazione sessuo-affettiva, ma lateralmente. Se vediamo i Paesi dove da molti anni è un fatto assodato, come per esempio la Svezia, notiamo che non c’è correlazione con la diminuzione di femminicidi”.

Educazione sessuale a scuola, le parole di Nordio fanno discutere

Queste dichiarazioni sono state pronunciate alla Conferenza internazionale di alto livello contro il femminicidio organizzata dal dicastero di Roccella in collaborazione con l’OSCE – Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, a cui ha partecipato anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Quest’ultimo dapprima ha affermato che “Il codice genetico dell’uomo non accetta la parità”. Poi ha rincarato la dose, come riporta Open da Agenzia Vista: “Va bene intervenire con l’educazione nelle scuole, ma bisogna vedere se gli educatori, per esempio alle elementari, sono sufficientemente preparati. Il rispetto delle regole però deve avvenire prima di tutto in famiglia, è lì il primo luogo in cui i bambini apprendono l’approccio nei confronti delle regole. È necessario intervenire con le leggi, con le leggi penali e la repressione, ma è soprattutto necessario intervenire con l’educazione”.

Il guardasigilli aveva detto la sua sul tema qualche settimana fa: “Riteniamo che questa educazione debba avvenire in famiglia e si dà con l’esempio del rispetto verso l’altro, indipendentemente dal sesso, dalla religione e da qualunque differenza”.

“L’educazione sessuale nelle scuole se venisse inserita in modo settoriale rischia di fare la stessa fine dell’insegnamento dell’educazione civica”, ha aggiunto.

Educazione sessuale, consenso informato: il dietro front e la bagarre

Nel frattempo l’11 novembre la Lega alla Camera ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione. Cade il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.

Valditara, in aula, ha affermato, ad alta voce: “È stato detto che con questo disegno di legge impediremmo l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, di informare i nostri giovani sui rischi delle malattia sessualmente trasmesse, è falso. È stato sfruttato un tema così delicato come quello dei femminicidi, sono indignato che abbiate detto che questa legge impedisca la lotta contro i femminicidi, vergognatevi, tutto questo non c’è in questa legge”.

Da qui la bagarre, con molti parlamentari che si sono alzati in piedi e la presidente di turno Anna Ascani che li ha richiamati più volte al silenzio. Valditara ha rivendicato “l’educazione alle relazioni, al rispetto e all’empatia, la vera affettività, il contrasto alla violenza di genere” svolta a scuola proprio per volontà del governo, scatenando urla e proteste.

Il focus della Tecnica della Scuola

Ma quindi cosa cambierà nel concretoQual è lo stato delle cose? La Tecnica della Scuola ha voluto costruire un focus per fare chiarezza sull’argomento.

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