Si parla moltissimo, ancora, di educazione sessuale, dopo l’approvazione alla Camera dell’emendamento che vieta l’attivazione di corsi con esterni fino alla secondaria di primo grado. L’attrice Luisa Ranieri, che interpreterà la dirigente scolastica Eugenia Carfora, la preside coraggio di Caivano, in una serie tv Rai, ha detto la sua.
Ranieri è intervenuta ai microfoni de Il Fatto Quotidiano. “Io penso che l’educazione sessuale dovrebbe iniziare alle medie invece che alle superiori perché è troppo tardi. Avendo dei figli adolescenti so che cosa succede nelle classi e succede che l’approccio alla sessualità, il cambiamento del corpo avviene molto prima, avviene addirittura in prima media. Purtroppo poi i ragazzi cercano ‘notizie’ sul sesso, sul web e vengono a contatto con tutta una rete di volgarità, ma di violenza soprattutto ed è violenza sulle donne quindi andrebbe anticipato con lezioni ad hoc tutto questo”.
“Le mie figlie hanno fatto una doppia esperienza sia quella internazionale che quella scuola italiana. Io penso che la scuola italiana sia pur la migliore del mondo perché è quella più completa sull’istruzione in generale. È una scuola molto nozionistica e troppo concentrata sui voti e sulla valutazione che secondo me non aiuta il giovane. Insomma non è un sistema costruito intorno al giovane che purtroppo oggi vive in una situazione radicalmente diversa rispetto ad anni fa”, ha aggiunto Ranieri, commentando il sistema scolastico attuale.
Lo scorso 15 ottobre è stato approvato un emendamento a prima firma di Giorgia Latini, con cui viene esteso il divieto di poter parlare di tematiche sessuali con esterni– oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Il ddl “in materia di consenso informato in ambito scolastico” poi prevede che i genitori, alla scuola secondaria di secondo grado, siano informati sui corsi che la scuola intende realizzare anche con soggetti esterni in ambito sessuale e che diano il loro assenso scritto. La norma nasce dall’esigenza di evitare che le famiglie non siano rese partecipi di scelte educative che vanno al di là di quanto rientra nella ordinaria didattica.
Ranieri ha di recente commentato la notizia relativa all’ingresso di metal detector in alcune scuole di Napoli vista la presenza diffusa, tra i ragazzi, di armi: “Certo è che è un po’ triste che entrino i metal detector ed escano altre materie che magari possono essere più formative. Io con una figlia adolescente ho avuto modo di vedere che alle medie quello che per noi succedeva alle superiori oggi succede là – ha aggiunto all’Ansa – come l’approccio con il sesso, il corpo che cambia, la difficoltà relazionale”.
“Si pensa al metal detector ma bisognerebbe fare un lavoro molto prima sulle famiglie facendo rete”. Poi “l’ascolto che si può ricevere a scuola, il confronto con i propri coetanei che vivono i tuoi stessi problemi, è fondamentale nella crescita – ha osservato – per questo estenderei anche l’obbligo scolastico fino ai 18 anni”.
L’intento “non era di fare un santino di questa donna straordinaria, ma raccontarla per quello che è, un’eroina moderna, come tutti quei professori, i dirigenti di tutte queste scuole delle periferie italiane che, pur essendo abbandonati e sottopagati vogliono cambiare le cose – ha spiegato Ranieri – Volevamo mettere un faro ma senza vittimismo, sull’azione di Eugenia con quella voglia di fare nel quotidiano di fare la propria parte e di farla bene”, ha concluso.
Come riporta Il Corriere della Sera lei il giorno stesso che è arrivata a scuola ha cominciato a ribaltare i vecchi equilibri: ha voluto un cortile ordinato dove l’ex custode aveva costruito un capanno per riparare biciclette; ha ripristinato le uscite di sicurezza dove c’erano mobili e materassi a ostruirle; oggi ha una palestra degna di questo nome; per i ragazzi del corso di agraria c’è un giardino/orto invece dell’erbaccia alta che nascondeva rifiuti; attrezzi e macchinari riparati e salvati da ruggine, incuria e polvere per gli studenti di informatica, meccanica, meccatronica e chimica; aule e corridoi ripuliti da umidità e calcinacci; una cucina e mille progetti per l’alberghiero.
Insomma, la rivoluzione Carfora, che tra poco sbarcherà sul piccolo schermo, merita davvero di essere raccontata e presa a modello.