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Effemeride. “Il Giornale dell’Anima” del papa buono giganteggia su tutti i tipi di diari

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Vengono considerati diari “di guerra” il De bello Gallico e il De bello civili di G. Cesare e nel passato troviamo frequenti esempi di diari “di viaggio” come quello di C. Colombo durante la sua prima navigazione (dal 3/8/1492 al 15/3/1493); o come quello d A. Tocqueville, che nel suo “Viaggio in America 1831-1832” coglie una serie di dati interessanti della realtà americana. Per non parlare del “Viaggio in Italia” di Goethe.
Esistono tantissimi diari “personali” come “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo o il diario
per antonomasia di Anna Frank, la quale – immaginando di scrivere lettere a un’amica inesistente come un alter ego – scrive giorno per giorno, e si misura col il suo mondo interiore per una sorta di presa di coscienza.
Ci sono inoltre diari “per appunti” come “Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese, fatto di sensazioni e di istanti che vengono espressi in forma sintetica e lapidaria. Ma sarebbe meglio citare “Lo Zibaldone di pensieri” di G. Leopardi, che raccoglie una grande quantità di appunti scritti tra il 1817 e 1832, che fanno da sfondo a tanti scritti successivi. Tutti poi sanno che è un diario “scolastico” anche il libro “Cuore” di E. De Amicis. L’autore nella sua prefazione avverte che si tratta della “Storia di un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d’una scuola municipale d’Italia”. Così come tutti conoscono la “Lettera ad una professoressa” famosissimo diario della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani.
Non tutti però sanno che Giovanni XXIII, da poco santo, scrisse un diario “spirituale” dal 1895 (quando aveva 14 anni) fino al 1962, a pochi mesi dalla sua morte. Ma di sicuro, per conoscere chi era realmente il papa Buono occorre leggere il suo “Il Giornale dell’anima” *, perché la sua essenza è in quelle pagine più che in qualsiasi altro scritto. Un libro dedicato a tutti coloro che portano nel cuore il sorriso di Giovanni XXIII e desiderano conoscerne – più profondamente – il pensiero, l’attività, la spiritualità, la pietas, la fedeltà alla tradizione, le aperture pastorali, la misericordia non disgiunta dall’inflessibile condanna di errori e deviazioni …
Diceva Angelo Roncalli, mostrando i quaderni del suo diario: “Comprendo che di un papa si voglia conoscere tutto e tutto servire alla storia… Ma la mia anima è in questi fogli, più che in qualsiasi altro mio scritto…”
Il lettore attento del “Giornale dell’Anima” prova senso di stima e di affetto per l’Autore e scopre finalmente di cosa si nutre la spiritualità di questo figlio della Chiesa che, trasportato nella senescenza sulla più alta vetta della gerarchia cattolica, manifesta sorprendente giovinezza di spirito. Di lui scrisse nel 1982 Giovanni Paolo II: “Chiamato alle responsabilità del supremo governo della Chiesa quando solo tre anni, o poco più, mancavano al compimento dell’ottantesimo anno di vita, Papa Giovanni XXIII fu un giovane, nella mente e nel cuore, come per un prodigio di natura”,
La formula “fedeltà e rinnovamento”, che Papa Giovanni usò aprendo il Concilio, risuona nel suo cuore fin dalla sua giovinezza sacerdotale.
Ciò che impressiona nel “Giornale dell’Anima” è la continuità e la fedeltà alle fonti giovanili della sua pietas, il continuo approfondimento della formazione originaria, la sapiente fruizione di un metodo collaudato: quello degli esercizi spirituali secondo l’ispirazione di Ignazio di Loyola.
Papa Giovanni XXIII, dall’innocente adolescenza alla severa maturità, è uomo pio, immerso nella luce dell’Eterno, in ascolto della Parola di Dio, in applicazione del suo motto “Oboedientia et Pax”.

* Giovanni XXIII, Il Giornale dell’anima, ed. S. Paolo, pp. 752 (2003).

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