“Ai ragazzi” del Sud “dico di studiare tanto per colmare il divario con i giovani del Nord, che beneficiano di maggiori opportunità e infrastrutture sul territorio. Proprio per questo sono fermamente contrario all’autonomia differenziata: prima di attuarla, lo Stato deve garantire al Sud le stesse infrastrutture di cui godono Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Altrimenti è come correre i cento metri partendo dieci metri dietro agli altri”. A dirlo è stato Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, intervenendo il venerdì 15 maggio all’Università della Calabria nel corso del seminario “Educare alla legalità tra prevenzione e recupero. Sulle seconde possibilità“.
“Noi vogliamo un’Italia unita, non una nazione ulteriormente separata, né sul piano formale né su quello sostanziale”, ha sottolineato il magistrato parlando, riporta l’Ansa, durante il seminario promosso nell’ambito del master di secondo livello diretto dalla professoressa Teodora Pezzano.
A proposito del tema del convegno, il riscatto sociale, Gratteri si è soffermato sull’importanza della riabilitazione, soprattutto dei minori. “Si può sbagliare – ha detto – ma ci si può rialzare e si deve dare una seconda possibilità. Abbiamo scritto un libro proprio per lanciare questo messaggio, che consideriamo una necessità assoluta, soprattutto per i ragazzi che si trovano nelle comunità o in carcere. Dobbiamo fare di tutto per garantire loro questa opportunità”.
Certamente, il quadro generale in cui si colloca tale convinzione non è dei più agevoli. “Si sta abbassando sempre più il livello morale ed etico e – ha sottolineato Gratteri – si abbassa sempre più l’età dei soggetti che commettono reati. Crimini che fino a qualche anno fa venivano commessi da adulti, oggi vedono protagonisti ragazzini anche di 12, 13 o 14 anni che commettono omicidi. È un fenomeno che sta crescendo e sta sfuggendo di mano”.
Secondo il procuratore, diventa sempre più rilevante avviare un approccio strutturale e coordinato: ” La violenza – ha sottolineato – è il risultato di una serie di concause e, proprio per questo, bisogna intervenire su ciascuna di esse. Bisogna intervenire contestualmente su più fattori, anzitutto con investimenti di medio e lungo periodo: significa investire in istruzione, realizzare una scuola a tempo pieno e sostenere il terzo settore. Anche il volontariato ha dei costi di gestione e delle strutture da mantenere”.
Meno di un mese fa, durante un convegno su “Baby gang, disagio giovanile, nichilismo e responsabilità”, svolto all’Università Lumsa di Roma, il magistrato in servizio a Napoli aveva detto che “abbiamo ragazzi che non sanno leggere e scrivere in lingua italiana. Le carceri minorili sono piene di analfabeti, e lo dico con dolore con dispiacere. Questo è il dramma. Bisogna incominciare a pensare nel lungo periodo, mettere i soldi nella scuola, in istruzione, per il terzo settore, per il volontariato, perché anche il volontariato costa”.
Quindi, Gratteri si era rivolto anche a chi deve dare l’esempio ai ragazzi, ad iniziare dagli insegnanti e dai genitori (che non devono essere invadenti rispetto alla scuola): “Noi adulti abbiamo il dovere di non stancarci di ascoltare. Solo facendoli parlare possiamo capire i loro bisogni e raddrizzare il tiro rispetto a modelli educativi che sono saltati”.
Quindi, Gratteri aveva dichiarato in modo perentorio: se le nuove generazioni risultano in crisi di valori, mediamente indietro sul fronte degli apprendimenti e diventano i protagonisti, non di rado, di comportamenti sopra le righe, “le responsabilità sono di tutti, soprattutto dei genitori, che sono più scostumati dei figli”.
Quindi, il noto magistrato è tornato su un suo cavallo di battaglia: i genitori sempre più all’interno delle scuole rappresentano un grave errore. Anche perchè quasi sempre, ha rimarcato, la loro prima preoccupazione è che di fare i “sindacalisti” dei loro figli-pargoli.
E poi, ancora, stoccate per le famiglie buoniste: “andare a scuola per difendere i propri figli è un errore, poiché mette in discussione l’operato educativo dei professori. Io mi domando chi educherà i genitori? Perché ci sono cinquantenni che sono più scostumati dei figli”. Bisognerebbe, ha detto il procuratore, dare piuttosto “spazio agli educatori formati.
Sull’emergenza educativa, il procuratore di Napoli si era espresso già alcuni giorni prima, durante un incontro con gli studenti dell’Università di Teramo: “Oggi – aveva detto – vediamo una situazione che è sfuggita di mano: i giovani escono di casa con il telefonino in una tasca e il coltello nell’altra. Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato nei modelli educativi”.