Prima ora | Notizie scuola del 25 maggio 2026

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25.05.2026

Scuole aperte dal 31 agosto in Emilia Romagna: c’è chi invece propone di tenerle chiuse fino al 1° ottobre

Si parla da giorni della scelta, della regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale per venire incontro ai genitori lavoratori. Dall’ultimo giorno di agosto fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattico.

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C’è chi non è favorevole all’iniziativa: è il caso del sindacato Anief. Ecco cosa ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale: “Anticipare la riapertura delle scuole a fine agosto, come è stato deciso in Emilia Romagna, è una scelta sbagliata, direi per certi versi quasi scellerata: gli istituti scolastici non sono certo dei parchi-giochi dove passare il tempo a 40 gradi. Quello di cui ha bisogno la scuola è svolgere attività didattica in condizioni dignitose e ambienti adatti allo scopo formativo: per farlo occorrono investimenti seri da attuare in tutti i 40 mila plessi scolastici italiani, a partire dall’installazione di condizionatori d’aria moderni e adeguati”.

“Fino a quando questo non sarà attuato, la ripresa e la fine delle attività didattiche continuerà a svolgersi in condizioni difficili, tanto che abbiamo per questo abbiamo più volte chiesto di posticipare l’avvio delle lezioni al 1° ottobre. Inoltre, va sicuramente considerata legittima la protesta del settore turistico che con questa decisione teme un condizionamento negativo sulla parte finale della stagione turistica”, ha concluso.

Dello stesso tenore i commenti degli albergatori e degli operatori del turismo. Il consorzio Visit Riccione, come riportato da Rimini Today, si dice deluso: “Da anni il sistema turistico chiede di valorizzare settembre, sostenere le località balneari e aiutare le imprese a lavorare più a lungo perché negli ultimi vent’anni settembre è diventato un mese pienamente balneare, caldo e attrattivo per le famiglie”.

“Se davvero vogliamo sperimentare, forse dovremmo avere il coraggio di ragionare sul primo ottobre, non sul 31 agosto”, questa la proposta/provocazione.

Il progetto

I genitori potranno aderire su base volontaria; le attività saranno completamente gratuite o quasi. L’iniziativa ha scatenato un dibattito che tocca vari temi. In questo contesto, si torna quindi a parlare, per l’ennesima volta, dell’esigenza di rivedere il calendario scolastico: sarebbe il caso di modificarlo per adattarlo alle esigenze dei genitori, come chiedono da tempo, ad esempio, le mamme influencer di Mammadimerda?

Qualche mese fa ne aveva addirittura parlato l’allora ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo di avere concordato la proposta – che sostanzialmente sottraeva giorni di vacanza nel periodo estivo – con il titolare del Mim Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, dal canto suo, ha detto di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026, stanziando a sostegno circa 300 milioni di euro.

Le parole di Valditara

Proprio su questi temi si è espresso in questi giorni il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. A livello nazionale abbiamo avviato la ristrutturazione di oltre 10mila plessi scolastici su un totale di 40mila. Questo significa anche, però, che solo una scuola su quattro nel breve periodo sarebbe in grado di affrontare cambiamenti di calendario scolastico: nel 75% dei plessi scolastici, quindi, si farebbe lezione con 40 gradi”.

“Noi abbiamo avviato il Piano estate con investimenti molto significativi – ha ricordato Valditara -, per consentire ai ragazzi – che quando terminano le scuole perdono un punto di riferimento, o perché i genitori hanno esigenze lavorative, oppure per questioni anche familiari – di non stare chiusi in casa o di non stare sulla strada”.

Per questo, “abbiamo stanziato 300 milioni di euro – ha detto il Ministro durante la trasmissione ‘Formato famiglia’, su Radio 1 – proprio per consentire che la scuola possa continuare ad essere un punto di riferimento per quei giovani che quando arrivano le vacanze non hanno la possibilità, o per motivi lavorativi dei genitori o per la condizione familiare, di avere altri riferimenti”.

Quindi, ha concluso, la scuola diventa “occasione di ricreazione, di gioco, di sport, anche di approfondimento culturale e ovviamente, laddove fosse ritenuto necessario, come momento di potenziamento”.

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