insufficiente non c’è sempre disorganizzazione, ma un carico cognitivo percepito come fuori misura e una difficoltà a reggere lo stress del compito. Riconoscere questa differenza cambia il modo in cui si può impostare tutto il percorso di recupero.
Su questo tema LeTueLezioni ha raccolto il punto di vista di Barbara Barbato, pedagogista e tutor su LeTueLezioni, che ogni estate segue con lezioni private studenti alle prese proprio con il debito formativo.
Il gruppo classe, spiega la dottoressa Barbato, è fatto di storie individuali che convivono nello stesso spazio, ciascuna con le proprie vulnerabilità. La svogliatezza si traduce in un metodo di studio disorganizzato, in comportamenti distaccati e immaturi. Il blocco da ansia è più silenzioso, e si manifesta nella difficoltà a reggere lo stress legato al compito o al momento evolutivo che lo studente sta attraversando. Sono due situazioni che richiedono risposte opposte, ed è per questo che riconoscerle in tempo fa la differenza.
Quello che più spesso emerge in vista dell’esame di riparazione, secondo l’esperta, è la sensazione di dover tenere insieme un carico che appare fuori misura. Per questo il suo consiglio guarda a monte è di abituare gli adolescenti durante l’anno a uno studio partecipato, con momenti intermedi in cui verificare insieme cosa è stato acquisito, invece di misurare tutto in un unico appuntamento finale. Per verificare cosa uno studente ha davvero imparato, la pedagogista consiglia di costruire domande riepilogative su ogni argomento ripassato, così da organizzare gli apprendimenti in modo progressivo. Partire da un argomento scelto dallo studente è anche utile, per poi ampliare gradualmente la verifica.
Molti studenti con debito ricorrente arrivano a convincersi di essere fatti così. Per l’esperta, questa etichetta si supera solo quando l’insegnante riesce a guardare lo studente oltre il voto e la prestazione, creando in classe occasioni in cui ciascuno possa mostrare le proprie risorse. Momenti di apprendimento costruiti collettivamente, e attività che diano spazio all’esposizione di tutti, sono per lei lo strumento concreto per rompere questa percezione, non un’aggiunta accessoria al programma.
Il consiglio della pedagogista è invitare lo studente a ricostruire insieme l’anno appena trascorso e le difficoltà attraversate, per definire di comune accordo le risorse necessarie ad affrontare la materia a settembre. Da evitare, dice, sono frasi come “la materia a settembre serve per farti maturare”: non aiutano lo studente a capire l’origine della propria demotivazione, e rischiano di aggiungere un ulteriore giudizio a un percorso che ne ha già avuto abbastanza.
L’esperta osserva che raramente c’è una reale assunzione di responsabilità da parte dello studente rispetto alle proprie lacune. Per questo suggerisce di introdurre momenti di autovalutazione, individuale o collettiva, da condividere prima del consiglio di classe che decide la valutazione finale. Il debito, sottolinea, viene spesso attribuito tenendo conto della maturità del singolo studente, ma senza accompagnarlo davvero nella rielaborazione di quello che ha vissuto come un fallimento.
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