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12.01.2026

Famiglia nel bosco, trovata maestra per i bambini: docente in pensione accetta di seguirli nella struttura dove vivono

Continuano ad esserci aggiornamenti sulla intricata vicenda della famiglia nel bosco, formata da una coppia di anglo-australiani e da tre bambini, che a fine novembre sono stati allontanati dai genitori. I piccoli vivevano con loro in un bosco in Abruzzo in una casa priva di elettricità e facevano unschooling.

L’ostilità della madre

Finalmente, mentre i bambini vivono ancora nella casa-famiglia designata, è stata trovata una docente che potrà impartire loro lezioni. Come riporta Il Corriere della Sera, dopo una lunga esplorazione si è raggiunto un accordo con un’insegnante in pensione.

Si tratta di un’esperta che andrà a domicilio nella casa famiglia per spiegare lettere e numeri ai piccoli, laddove altre persone, precedentemente sondate, hanno declinato soprattutto a causa dei riflettori puntati sulla vicenda. Nel frattempo, però, la madre non sembra essere collaborativa: si parla anche della possibilità che venga allontanata dalla casa-famiglia proprio a causa dei suoi atteggiamenti ostili.

La scadenza del 23 gennaio

Il momento è delicatissimo: il 23 gennaio inizieranno gli approfondimenti psicodiagnostici chiesti dal Tribunale. Le recenti esternazioni del padre non hanno aiutato. Il papà ha infatti descritto quella che, a suo avviso, appare come una sorta di trasformazione dei figli a partire dal 20 novembre scorso, con l’ingresso nella comunità. Erano collaborativi. Sarebbero diventati aggressivi. Erano tranquilli. Sarebbero diventati autodistruttivi. Troppi cambiamenti, troppe emozioni negative.

Il nodo della scuola

Assistente e funzionari della struttura protetta in cui sono stati trasferiti i bambini della coppia anglo australiana che vive immersa in un bosco in Abruzzo hanno definito con parole critiche l’atteggiamento della donna, ai loro occhi “diffidente” e “infastidita” di fronte alle indicazioni delle educatrici.

La donna sarebbe inamovibile sulla questione di un’educazione indotta da soggetti esterni, insegnanti pubblici o privati che siano. Su questo versante l’avvocata curatrice dei tre minori, avrebbe dovuto far partire già da oggi le lezioni all’interno della struttura di Vasto, ma non ci sono conferme se ci sia riuscita. 

Il suggerimento

Fanpage lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, ha spiegato che non è così facile. “Immagini dei bambini che non sono mai stati scolarizzati che entrano in un gruppo classe già formato, composto da bambini con condizioni di vita completamente diverse, e che sanno già tutto della loro situazione perché lo hanno sentito in TV, e dai loro genitori. Un’accelerazione di questo tipo potrebbe essere lacerante per i bambini, sarebbe traumatico”, queste le sue parole.

Ecco cosa suggerisce: “Bisogna aiutare i genitori a fare una buona scuola parentale. In Italia è lecito, e ci sono già decine di migliaia di famiglie che lo fanno. Aiutiamoli. Credo che questa sia la strada”.

“Risultati dell’unschooling mediocri”

Come spiegato da La Tecnica della Scuola, Nathan e Catherine, i genitori, sono contrari alla scuola tradizionale, e hanno scelto per i loro figli un’altra strada. “I genitori perseguono i loro principi di educazione unschooling“, conferma Repubblica, “affidata a quello che i tre figli vogliono, giocare con gli animali, cucinare dolci, fare la calza”. Peccato che, secondo le autorità chiamate a pronunciarsi sul caso, tutto ciò non sarebbe sufficiente. “I risultati di alfabetizzazione sono stati fin qui mediocri, preoccupanti se visti con lo sguardo e la responsabilità dello Stato”.

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