La mamma dei tre bambini della famiglia nel bosco, secondo quanto riportato nella relazione dell’assistente sociale che sta seguendo il caso, consegnata al Tribunale dei minorenni dell’Aquila alla vigilia di Natale, non vuole che ai figli venga insegnato nulla. Lo riporta La Repubblica.
Assistente e funzionari della struttura protetta in cui sono stati trasferiti i bambini della coppia anglo australiana che vive immersa in un bosco in Abruzzo hanno definito con parole critiche l’atteggiamento della donna, ai loro occhi “diffidente” e “infastidita” di fronte alle indicazioni delle educatrici.
La donna sarebbe inamovibile sulla questione di un’educazione indotta da soggetti esterni, insegnanti pubblici o privati che siano. Su questo versante l’avvocata curatrice dei tre minori, avrebbe dovuto far partire già da oggi le lezioni all’interno della struttura di Vasto, ma non ci sono conferme se ci sia riuscita.
Nel frattempo si attende la perizia sulla loro attitudine genitoriale richiesta dal Tribunale dei minorenni. Il prossimo appuntamento, da questo punto di vista, è segnato per il 23 gennaio.
A Fanpage lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, ha spiegato che non è così facile. “Immagini dei bambini che non sono mai stati scolarizzati che entrano in un gruppo classe già formato, composto da bambini con condizioni di vita completamente diverse, e che sanno già tutto della loro situazione perché lo hanno sentito in TV, e dai loro genitori. Un’accelerazione di questo tipo potrebbe essere lacerante per i bambini, sarebbe traumatico”, queste le sue parole.
Ecco cosa suggerisce: “Bisogna aiutare i genitori a fare una buona scuola parentale. In Italia è lecito, e ci sono già decine di migliaia di famiglie che lo fanno. Aiutiamoli. Credo che questa sia la strada”.
Nel frattempo la scuola elementare di Palmoli ha già da tempo espresso la propria disponibilità ad accoglierli, però è lontana rispetto alla struttura dove i bimbi attualmente vivono, Vasto. Qui la scuola pubblica non accetta iscrizioni a gennaio. C’è però una scuola privata, sempre a Vasto, che si è offerta di ospitare gratuitamente i tre piccoli.
“La nostra è una scuola bilingue, quindi perfetta per loro – spiega il direttore – . Inoltre siamo una piccola comunità, l’inserimento risulterebbe meno traumatico”. Probabilmente la tutrice opterà in una fase iniziale per una soluzione più semplice: una insegnante all’interno della casa famiglia che seguirà i bambini nella loro scolarizzazione.
Come spiegato da La Tecnica della Scuola, Nathan e Catherine, i genitori, sono contrari alla scuola tradizionale, e hanno scelto per i loro figli un’altra strada. “I genitori perseguono i loro principi di educazione unschooling“, conferma Repubblica, “affidata a quello che i tre figli vogliono, giocare con gli animali, cucinare dolci, fare la calza”. Peccato che, secondo le autorità chiamate a pronunciarsi sul caso, tutto ciò non sarebbe sufficiente. “I risultati di alfabetizzazione sono stati fin qui mediocri, preoccupanti se visti con lo sguardo e la responsabilità dello Stato”.