Continuano senza sosta ad emergere novità e nuovi elementi da aggiungere relativi alla famiglia nel bosco, il nucleo composto da una coppia anglo-australiana e i loro tre figli, allontanati a fine novembre dalla casa in cui vivono, immersa in un bosco in Abruzzo, senza elettricità e servizi primari.
I legali dei genitori, finiti nel ciclone mediatico, tra detrattori e sostenitori, sono al lavoro dopo aver subito il provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha negato il ricongiungimento dei tre figli. Come riporta Il Corriere della Sera, però, c’è un’urgenza che dovrà essere risolta nei primi giorni di gennaio, quando riapriranno le scuole: la formazione dei tre bambini, ritenuta cruciale dai giudici.
La scuola elementare di Palmoli ha già da tempo espresso la propria disponibilità ad accoglierli, però è lontana rispetto alla struttura dove i bimbi attualmente vivono, Vasto. Qui la scuola pubblica non accetta iscrizioni a gennaio. C’è però una scuola privata, sempre a Vasto, che si è offerta di ospitare gratuitamente i tre piccoli.
“La nostra è una scuola bilingue, quindi perfetta per loro – spiega il direttore – . Inoltre siamo una piccola comunità, l’inserimento risulterebbe meno traumatico”. Probabilmente la tutrice opterà in una fase iniziale per una soluzione più semplice: una insegnante all’interno della casa famiglia che seguirà i bambini nella loro scolarizzazione.
In tutto ciò il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso perplessità: “Se dovessi decidere io, farei andare i bambini a scuola, ma li affiderei ai genitori che mi sembrano due persone disponibili, non sono due pericolosi criminali”.
“Non avrò pace fino a che non troveremo il modo legale di riportare a casa quei bimbi“, ha detto ancora il vicepresidente del Consiglio Salvini, che nelle scorse settimane si è pronunciato più volte sulla famiglia nel bosco. “L’hanno fatto perché ‘non socializzavano’ e potevano ‘diventare dei bulli’? Chi dice queste cose vada sulle metro o in certe periferie, e faccia due chiacchiere con i tredicenni armati di coltello che fanno stupri di gruppo“. Un’esperienza che, secondo il ministro, potrebbe essere utile a inquadrare meglio la questione. “Magari hanno avuto tanta socialità”, conclude, “però non hanno mai incontrato un assistente sociale”.
Come spiegato da La Tecnica della Scuola, Nathan e Catherine sono contrari alla scuola tradizionale, e hanno scelto per i loro figli un’altra strada. “I genitori perseguono i loro principi di educazione unschooling“, conferma Repubblica, “affidata a quello che i tre figli vogliono, giocare con gli animali, cucinare dolci, fare la calza”. Peccato che, secondo le autorità chiamate a pronunciarsi sul caso, tutto ciò non sarebbe sufficiente. “I risultati di alfabetizzazione sono stati fin qui mediocri, preoccupanti se visti con lo sguardo e la responsabilità dello Stato”.