Agire attività didattiche all’esterno delle tradizionali aule scolastiche e, segnatamente, in un ambiente naturale come un giardino, è considerata attività didattica piuttosto normale, in Italia come in diversi altri paesi, europei ed extra-europei, almeno sino al periodo della terza infanzia, quindi, seguendo la scansione istituzionalizzata, dall’asilo nido almeno sino alle scuole elementari, così come il gioco, con le cosiddette attività ludo-didattiche, eppure il discorso, nell’accezione foucaultiana, cambia radicalmente dalla fine della fanciullezza all’età adulta, vale a dire, sempre seguendo la cronologia istituzionale, dalle medie all’università.
Il modo di concepire una lezione, così come l’ambiente in cui essa debba svilupparsi, non può certo essere disgiunto dalla visione dell’essere umano, della società e del sapere stesso, da ciò che in filosofia denominiamo weltanschauung. Abbiamo appreso quanto, le contraddizioni già segnalate dagli esistenzialisti e dai fenomenologi, possano esser colte in una serie di scissioni culturali sostenute e diffuse da un pensiero razionalistico monco affermatosi in Occidente con modalità sempre più violente sino al prevalere dell’economia sulla politica, prima, e della tecnologia del turbocapitalismo sulle vite, poi.
Se si è potuto ‘indulgere’ nelle prime fasi dello sviluppo evolutivo, consentendo un approccio olistico e ludo-didattico in ambito educativo, non ci si è potuti permettere questo lusso quando ci si avvicinava ‘pericolosamente’ all’età adulta, dovendo forgiare quell’idealtipo funzionale al sistema tecnofinanziario vigente, ed ecco che permane un sistema educativo ancora più simile ad una catena di montaggio che ad un effettivo sistema formativo, ma sempre più orientato in senso digitale-informatico.
L’ecologia umanistica della Scuola di Chicago, così come l’Umanesimo integrale di Maritain, la stessa Maria Montessori, o la pedagogia di A. Neill con la sua Summerhill School, oppure ancora l’idea della descolarizzazione di Illich, solo per citare alcuni autori e relative correnti, senza dimenticare l’antipsichiatria e il suo dito puntato contro tutte le forme di istituzioni totali, ci inducono a ritenere che l’idea di sanità vada sempre promossa, in tutti i contesti e a maggior ragione in ambito educativo, in tutte le sue declinazioni: fisica, psichica e sociale. L’approccio donatoci dalla filosofia rizomatica ci aiuta a ridefinire forma e sostanza del pensiero occidentale, rifiutando una concezione lineare (compresa quella del tempo) e gerarchica per approdare ad una ‘immagine di pensiero’ composta da reti che definiscono ‘connessioni tra catene semiotiche, organizzazioni di potere e circostanze relative alle arti, alla scienza e alle lotte sociali’.
Restituire l’essere umano, incluso il suo pensiero, alla propria interezza e dignità, bandendo tutte le cesure e le censure, e tutti quei vissuti schizoidi di sofferenza che ne derivano e che sino ad oggi hanno caratterizzato le società occidentali.
L’aula rettangolare, con i banchi disposti in ordine, generalmente in file di due, disposti di fronte alla cattedra, risponde a un’idea gerarchica e ‘depositaria’ del sapere, una concezione formale dell’educazione che mostra con evidenza crescente i propri limiti. Nell’aula tradizionale, oltre a venire premiata un’educazione formale e razionalistica, si ottiene anche l’atomizzazione degli allievi, per cui gli allievi che si trovano in prima fila non potranno mai sapere quali reazioni non verbali avranno quelli delle altre file, e viceversa.
La lezione in giardino, che chi scrive ha sperimentato per oltre 10 anni in un liceo napoletano sino alla sua abrogazione autoritaria e burocratica, si mostra particolarmente efficace perché, rispondendo ad un approccio e ad una concezione olistica e informale dell’educazione, tiene conto di tutte le componenti dell’allievo, compresa, per rifarsi all’Analisi Transazionale, quella del Bambino, che, venendo appagato dalla dimensione naturale non stressogena e vivendo un approccio più sociale e comunicativo, secondo una disposizione circolare e quindi non gerarchica e non frontale, riesce a dare spazio sia al Genitore che all’Adulto. Vale altresì la pena di ricordare qui il famoso esperimento del cosiddetto ‘Effetto Hawtorne” di Elton Mayo, per cui il solo fatto di uscire dalla routine e di sentirsi parte di un progetto determina un aumento del rendimento dei soggetti presi in considerazione e coinvolti.
Sono diversi ormai i paesi nei quali viene premiata, a tutti i gradi della formazione, la lezione in giardino o in ambienti circolari e confortevoli, a partire da quelli Scandinavi, non a caso in prima fila anche per l’abolizione di un’altra istituzione totale, l’istituzione totale per eccellenza: il carcere.
Molte sono le razionalizzazioni (intese come meccanismi inconsci di difesa) messe in campo per non adottare la pratica delle lezioni in giardino e circolari: sarebbe difficile assicurare le ‘vie di fuga’ in caso di terremoto (mentre è sufficiente assicurare uno spazio ogni 2/3 banchi), oppure che sarebbe difficile mantenere desta l’attenzione (aspetto smentito dagli aspetti sopra menzionati e da una didattica in grado di motivare e gestire il gruppo-classe), spesso determinata da carenze formative o da una scarsa autostima da parte del docente in questione, ma anche dal timore di scontrarsi con una idea monocratica e autoritaria/burocratica diffusasi in Italia a partire alla introduzione della scuola-azienda digitalizzata.
Ci vuole un po’ di coraggio per passare dalla teoria alla prassi, per vincere l’inerzia culturale e la regressione in atto nel sistema formativo italiano da circa 30 anni a questa parte, con diversi schieramenti politici al governo ma per nulla alternativi riguardo alla concezione del sistema formativo.
A volte basta un piccolo esempio per indurre dissonanza ed erodere sistemi consolidati, ma nocivi, per la formazione dei futuri cittadini e della società che tutti auspichiamo di realizzare.
Aristide Donadio