L’indagine ha coinvolto 198 istituti scolastici, evidenziando come la criticità sia trasversale alle fasce d’età: il 17,3% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni (circa 280.000 giovanissimi) e il 17,9% dei 14-17enni (oltre 400.000 studenti) mostrano profili a rischio.
“I risultati – sottolinea Simona Pichini, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss – mostrano come le dipendenze comportamentali rappresentino una delle aree emergenti della salute pubblica in età evolutiva: videogiochi, gioco d’azzardo e social media possono assumere, per alcuni adolescenti, caratteristiche problematiche, fino a interferire con il sonno, lo studio, le relazioni, il tempo libero e il benessere psicologico“.
Il gaming risulta essere il comportamento problematico più diffuso tra i più piccoli. Nella fascia 11-13 anni, ben il 13,6% presenta un profilo compatibile con un disturbo da gaming, dato che scende al 7,9% tra i più grandi. La preoccupazione degli esperti non riguarda il gioco in sé, ma quando questo diventa persistente e difficilmente controllabile.
Un aspetto critico è la spesa economica: quasi la metà degli studenti con gaming problematico spende denaro per ottenere vantaggi, spesso acquistando le cosiddette loot box, pacchetti digitali dal contenuto incerto che ricalcano le dinamiche del gioco d’azzardo.
Nonostante sia vietato ai minori, il gioco d’azzardo coinvolge il 10,6% degli studenti delle medie e il 22,1% di quelli delle superiori. Si stima che circa 340.000 studenti abbiano un comportamento di gioco d’azzardo a rischio o problematico.
Esiste inoltre una forte correlazione tra chi gioca ai videogiochi in modo compulsivo e chi finisce nel tunnel dell’azzardo. “Anche la sovrapposizione con altri comportamenti problematici è rilevante” aggiunge Claudia Mortali, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. “Tra gli 11-13enni con gaming problematico – specifica- il 9,5% presenta anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, rispetto allo 0,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi. Similmente, tra i 14-17enni con gaming problematico, il 15,3% presenta anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, rispetto al 2,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi“.
Il rischio aumenta sensibilmente per chi gioca esclusivamente online: in questa categoria, tra i 14-17enni, i giocatori problematici raggiungono il 20%.
Sebbene l’uso problematico dei social media risulti in calo rispetto al 2022 (interessando l’1% degli 11-13enni e il 2,1% dei 14-17enni), l’attenzione resta alta per quei casi in cui l’uso diventa eccessivo e compulsivo. I profili più critici sono spesso associati a impulsività, ansia, depressione e minore monitoraggio da parte degli adulti.
In conclusione, i fenomeni analizzati non possono essere trattati come compartimenti stagni. “I risultati – conclude Pichini – mostrano che gaming, gioco d’azzardo e uso problematico dei social media non sono fenomeni isolati, ma condividono spesso le stesse condizioni di vulnerabilità e possono presentarsi contemporaneamente. Si conferma quindi la necessità di interventi precoci e integrati che coinvolgano studenti, famiglie, scuola, servizi sanitari e ambienti digitali”.