Nel 1966 l’Unesco pubblicò un cruciale documento intitolato Raccomandazione relativa allo status degli insegnanti che stabilisce parametri di riferimento in merito ai diritti e alle responsabilità degli insegnanti, nonché standard per la loro formazione iniziale e continua, il reclutamento, l’impiego e le condizioni di insegnamento e apprendimento. Aggiornata nel 1997 con riferimento ai docenti dell’istruzione superiore (università) la raccomandazione è alla base della celebrazione della giornata del 5 ottobre.
Giornata in cui – scrive l Unesco – celebrare il modo in cui gli insegnanti stanno trasformando l’istruzione, ma anche per riflettere sul supporto di cui hanno bisogno per esprimere appieno il loro talento e la loro vocazione, e per ripensare il futuro della professione a livello globale.
Il tema della giornata così recita: “Al fianco degli insegnanti: 60 anni di tutela della professione, promozione del suo status e costruzione del nostro futuro“. L’edizione 2026 si concentra quindi sull’analisi delle sfide attuali relative allo status degli insegnanti e sulle strategie per affrontarle, invitando la società e i responsabili politici a proteggere, promuovere ed elevare tale status.
Tra le sfide attuali una delle più significative riguarda il nuovo contesto in cui si colloca la professione, ovvero il contesto caratterizzato dalla preminenza del digitale e dalla sfida dell’intelligenza artificiale.
Personalmente credo che la sintesi migliore sia stata elaborata dalla enciclica Magnifica Humanitas dove Papa Leone, pensando alla necessaria alleanza educativa per il digitale, scrive:
In un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo. Ma le rapide trasformazioni tecnologiche mettono in luce quanto siamo impreparati sul piano educativo. La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità. (139)
E poco oltre (147) evidenzia come la seconda sfida educativa tocchi oggi direttamente sia i sistemi educativi che i docenti che devono essere di “ripensati in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona”.
Torna così in primo piano il ruolo del docente come colui che cura, che aiuta a connettere le molte informazioni e conoscenza dentro un orizzonte di senso.
Ecco, educare oggi più che mai significa avere cura dell’orizzonte di senso entro cui ci muoviamo noi educatori e i ragazzi e le ragazze che ci sono affidati.