In occasione della Giornata mondiale dell’insegnante oggi, il 5 ottobre, la Gilda degli Insegnanti organizza a Roma, al Centro Congressi Cavour, dalle ore 9 alle 13, il convegno “Aggressioni e Patto Scuola-Famiglia: per una nuova centralità della funzione docente nell’istituzione scolastica”. Il sindacato intende segnalare il preoccupante incremento degli episodi di violenza fisica, verbale e psicologica ai danni dei docenti negli ultimi anni.
Ecco le parole del giornalista Paolo Mieli: “Ogni volta che viene aggredito un docente in genere abbraccia lo studente che lo ha aggredito e dice di averlo capito. Il professore malmenato viene accolto come fosse un eroe, il danno fisico visto come leggerezza, e nessuno insorge”.
“A Marsiglia un docente è stato bruciato. C’è qualcosa che non va. Il professore aveva autorevolezza, veniva rispettato. Non è solo questione di stipendi. Si considerano i docenti come inservienti, intrattenitori dei figli. Questo è terribile. La prepotenza dei genitori non è tollerabile, così l’autorevolezza del docente va a farsi benedire”.
“Gli studenti assistono quando i genitori strapazzano un docente per un brutto voto. Le scuole non sono il luogo dell’indignazione. Nella scuola privata tutto ciò non esiste. Non esiste un ricco che mandi il figlio in una scuola pubblica e questo è gravissimo. Io ci sono andato, ho mandato i figli alla scuola pubblica. Poi ho capito che la scuola pubblica era paralizzata e la privata aveva dei canali diversi. Si creano così due società, a questo bisogna ribellarsi. Bisogna riportare la scuola pubblica a certi parametri, non può essere un pollaio dove accade di tutto accanto a scuole private prospere”.
“Se un docente viene aggredito il giorno dopo la scuola italiana deve scioperare. Poi si vedrà se perdonare il ragazzo. Intanto ci vuole uno scatto. Poi dopo la terza, quarta, quinta volta vedremo se le cose non cambiano”.
“Cellulare a scuola? Non deve entrare in aula, lì ci deve essere il rapporto tra studenti e docenti. Dentro una scuola il cellulare è come una pistola. La scuola deve essere cinque ore senza quella droga. Nei media figurano solo insegnanti che sono negativi, che urlano, che sbraitano, che dicono stupidaggini. Non dovete più star zitti. Facciamo il possibile finché c’è tempo”.
I saluti sono stati affidati a Marco Molinaroli, presidente dell’Associazione Docenti Articolo 33, e a Giancarlo Varlese, direttore generale presso il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ad intervenire, tra gli altri, il ministro Giuseppe Valditara, il coordinatore nazionale della Gilda Vito Carlo Castellana, la criminologa e psicologa Flaminia Bolzan, il magistrato e saggista Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, il giornalista Lucio Ficara (esperto della Tecnica della Scuola) ed altri docenti e giornalisti del settore.
