Un altro caso dopo quello, molto simile, che ha visto la morte di un altro studente in gita scolastica: un ragazzo, nel viterbese in viaggio d’istruzione, è caduto dal balcone di un hotel ieri, 12 maggio. Come riporta La Repubblica, nell’impatto lo studente avrebbe riportato seri traumi e fratture agli arti inferiori.
Immediato l’intervento dei soccorsi. Sul posto è arrivato il personale sanitario del 118 che, valutate le condizioni del ragazzo, ha richiesto l’intervento dell’eliambulanza per il trasferimento urgente in un ospedale della Capitale.
Le sue condizioni restano sotto osservazione. Nell’hotel sono intervenuti anche i Carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per chiarire con precisione la dinamica della caduta e verificare le circostanze dell’incidente.
Proprio oggi, 13 maggio, è morto un altro studente che lo scorso 3 maggio, in gita scolastica a Lignano Sabbiadoro, è caduto dal balcone dell’hotel in cui stava alloggiando. Ricoverato in condizioni critiche, è entrato in coma irreversibile, non si è più ripreso ed è morto.
Chi porta i ragazzi in gita lo fa gratis, risponde penalmente di ogni imprevisto e spesso si ritrova denunciato dai genitori che avrebbe dovuto ringraziare. Non è un caso che le uscite scolastiche siano diventate sempre più rare.
Le visite didattiche e le gite scolastiche sono in crisi nera: vanno abolite? La maggior parte dei docenti si dice d’accordo. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, dal quale si evince che ben sette insegnanti su dieci sostengono che i viaggi d’istruzione non dovrebbero più essere organizzati dalle scuole. E questo per una serie di ragioni.
Si tratterebbe di un cambio epocale che però in molti casi è già realtà: migliaia di classi non riescono a svolgere attività formative al di fuori della scuola, sia a causa degli ingenti costi a cui le famiglie non riescono a fare fronte, sia a causa della mancanza di docenti che accettano di ricoprire il ruolo di accompagnatori.
Chi porta i ragazzi al di fuori della scuola, per uno o più giorni, risponde infatti civilmente e penalmente di ogni imprevisto. E in caso di imprevisti o incidenti, anche dovuti a cause di forza maggiore, si ritrova a volte anche denunciato dai genitori. Non è un caso che le uscite scolastiche siano diventate sempre più rare.
I docenti credono che non c’è altra via d’uscita: i viaggi d’istruzione vanno aboliti. Favorevoli a questa soluzione sono stati 816 docenti su 1.088 (il 75%, sette su dieci), contro 268.
Al centro della questione c’è un dato che molti ignorano: i docenti che accompagnano gli studenti in gita lo fanno su base volontaria e di fatto senza retribuzione, nella migliore delle ipotesi ricevono a fine anno scolastico una somma pari ad un piccolo rimborso spese. Il contratto di lavoro non prevede, infatti, una voce di pagamento relativa alle uscite didattiche o alle visite culturali fuori scuola: tutto ricade dentro le “ore aggiuntive non di insegnamento”.
Questo fa sicuramente tanto, ma non sembra essere la ragione principale per cui i docenti credono che le visite d’istruzione e le gite scolastiche vadano abolite. Agli insegnanti abbiamo infatti chiesto: “Se ci fosse un giusto compenso per i docenti accompagnatori saresti favorevole a partire in viaggio d’istruzione con i tuoi studenti?“.
La maggioranza dei docenti partecipanti al sondaggio, il 55,5%, ha detto ‘no’: neanche con una giusta ricompensa in denaro gli insegnanti sarebbero pronti a partire in gita scolastica. Il motivo, quindi, del loro rifiuto, è da ricercare altrove.