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Gli stipendi dei docenti italiani non sono paragonabili con quelli dei colleghi francesi

Siamo certi che il valore degli stipendi dei docenti italiani e di quelli francesi sia equiparabile?

I recenti aumenti contrattuali legati al rinnovo del CCNL Scuola hanno in parte migliorato gli stipendi italiani, ma il divario con la Francia rimane marcato, soprattutto a fine carriera e per gli insegnanti abilitati (come i professeurs certifiés francesi).

Tutti i dati di seguito elencati sono riferiti agli stipendi tabellari degli insegnanti della scuola secondaria di ruolo a tempo pieno.

Inizio carriera (lordo annuo): 25.500 € – 26.500 € in Italia contro 26.000 € – 28.500 € in Francia.

Inizio carriera (netto mensile): 1.450 € – 1.550 € in Italia; 1.800 € – 2.050 € in Francia.

Fine carriera (lordo annuo): 38.000 € – 40.000 € in Italia; 48.000 € – 54.000 € (classe exceptionnelle) in Francia.

Fine carriera (netto mensile): 2.100 € – 2.250 € in Italia; 3.200 € – 3.600 € in Francia.

Si ricorda che in Francia, oltre allo stipendio di base, dal piano di rivalutazione «Socle» e dal 2023-2024 è garantito a un docente principiante un netto d’ingresso di almeno 2.000 € al mese, inclusi gli indennizzi di base. Inoltre, gli insegnanti agrégés (super-abilitati con concorso ad alta selettività) raggiungono cifre nettamente più alte, oltre i 4.200 € netti a fine carriera.

Ovviamente, per paragonare adeguatamente gli stipendi, dobbiamo calcolare anche l’impatto del costo della vita (Parità di Potere d’Acquisto – PPA).

Se confrontiamo solo i numeri assoluti, un docente francese a inizio carriera guadagna circa il 25-30% in più di netto e, a fine carriera, anche il 50-60% in più del collega italiano. Tuttavia, il costo della vita tra i due Paesi attutisce in parte questo divario a inizio carriera, ma lo amplifica a fine vita lavorativa.

In Francia il costo della vita medio (Eurostat/OECD) è stimato tra il 10% e il 15% più alto rispetto all’Italia, salendo oltre il 25% nelle grandi aree metropolitane. Proprio per questo, un docente che inizia a Parigi o Lione percepisce un’indennità speciale di residenza, ma la quota sostenuta per l’affitto e i servizi riduce il margine operativo reale.

Pertanto, in termini di potere d’acquisto, gli stipendi dei docenti principianti in una provincia italiana o francese sono quasi equivalenti, anche se con un leggero vantaggio per i docenti francesi. A fine carriera non si può dire altrettanto: infatti, l’effetto del costo della vita non riesce a colmare il divario strutturale nella progressione di carriera.

In Italia, la curva retributiva è molto schiacciata: lo stipendio dall’inizio alla fine della carriera aumenta di circa il 45-50%, mentre in Francia lo stipendio reale a fine carriera raddoppia (o, in alcuni casi, supera il 100% in più) rispetto a quello d’ingresso.

Anche adeguando i dati all’indice di potere d’acquisto, un docente francese a fine carriera ha un potere d’acquisto reale superiore di circa il 30-35% rispetto a un collega italiano al massimo degli scatti di anzianità.

In sintesi, a inizio carriera il docente italiano subisce una forte pressione fiscale d’ingresso, ma, in termini di potere d’acquisto, la distanza con la Francia è contenuta se il docente francese lavora in grandi città ad alto costo abitativo. Quest’ultimo, comunque, mantiene un vantaggio rispetto ai colleghi italiani.

A fine carriera, il sistema francese premia maggiormente i docenti, lasciando i colleghi italiani con retribuzioni nettamente inferiori, sia in termini assoluti sia se parametrate al costo della vita.

Pertanto, il ministro si sbaglia, anche se non so dirvi se il suo errore sia dettato dalla buona fede o dalla ricerca di manipolazione del consenso. Sta di fatto che la realtà è un’altra rispetto a quella indicata da Valditara.

Dario Ferrigno

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