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Grillo: la Buona Scuola è un grande bluff, ha ignorato e scontentato tutti

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Ancora una stroncatura del M5S alla Legge 107/15: stavolta a farla è il leader Beppe Grillo, che in un post sul suo blog parla di “grande bluff della Buona Scuola”.

Le esternazioni, datate 31 agosto, si rivelano delle vere stoccate nei confronti del Partito democratico, fautore della riforma approvata nel luglio del 2015.

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“A quasi cinque mesi dall’inizio dell’anno scolastico – scrive Renzi – tantissime scuole italiane si ritrovano ancora senza docenti, senza insegnanti di sostegno e con l’organico incompleto. La riforma di Renzi che doveva eliminare la supplentite e il precariato, non ha fatto né l’uno né l’altro. Ha solo contribuito a generare altro caos e altri disagi”.

“Renzi aveva spacciato la sua riforma come la grande rivoluzione che doveva cambiare la scuola e il Paese e invece ha scontentato tutti: docenti, precari, studenti e famiglie, presi in giro da un governo che aveva promesso di ascoltarli e di coinvolgerli, per poi ignorarli e fare una riforma sulle loro teste e sulla loro pelle“, sottolinea il post.

In conclusione, per Grillo, “il piano di assunzioni del governo si è rivelato un disastro. Il M5S lo aveva annunciato e così è stato, come poi lo stesso Renzi è stato costretto ad ammettere. Ad oggi moltissimi docenti hanno chiesto e ottenuto il riavvicinamento nelle proprie Regioni e di conseguenza moltissime cattedre sono rimaste vuote“.

Per il leader del Movimento 5 Stella “una scuola migliore è possibile, il M5S è pronta a realizzarla“. Facendo intendere che se arriverà al Governo, la Legge 107/2015 potrebbe avere i giorni contati. Anche se non sarà facile smontarla, soprattutto se le leggi delega dovessero essere approvate.

 

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Il testo completo del documento del M5S contro la Buona Scuola di Renzi:

A quasi cinque mesi dall’inizio dell’anno scolastico, tantissime scuole italiane si ritrovano ancora senza docenti, senza insegnanti di sostegno e con l’organico incompleto. La riforma di Renzi che doveva eliminare la supplentite e il precariato, non ha fatto nè l’uno nè l’altro. Ha solo contribuito a generare altro caos e altri disagi.

Renzi aveva spacciato la sua riforma come la grande rivoluzione che doveva cambiare la scuola e il Paese e invece ha scontentato tutti: docenti, precari, studenti e famiglie, presi in giro da un governo che aveva promesso di ascoltarli e di coinvolgerli, per poi ignorarli e fare una riforma sulle loro teste e sulla loro pelle. Lo stesso metodo e la stessa arroganza che abbiamo rivisto per gli otto decreti legislativi che completano la riforma e che sono ora all’esame del Parlamento.

Renzi diceva ‘basta precari e basta supplentite’ e invece ancora oggi circa 40mila docenti precari sono rimasti nelle Gae. Per loro c’è solo il precariato, a cui si aggiunge la beffa di mesi e mesi di lavoro dello scorso anno scolastico non ancora retribuiti.

Il piano di assunzioni del governo si è rivelato un disastro. Il M5S lo aveva annunciato e così è stato, come poi lo stesso Renzi è stato costretto ad ammettere. Ci siamo ritrovati con insegnanti costretti a spostarsi centinaia di Km da casa, dal sud al nord del Paese, con situazioni paradossali in cui docenti con punteggi più alti sono stati penalizzati nell’assegnazione delle cattedre rispetto a chi aveva punteggi più bassi. Per non parlare degli effetti del potenziamento dell’organico: insegnanti usati come tappabuchi, molto spesso parcheggiati nella sala professori senza fare nulla.

Una situazione folle di cui abbiamo chiesto conto al governo senza mai ottenere risposte chiare.

E alla quale abbiamo contrapposto un serio Piano di stabilizzazione dei precari – sia i docenti che sono ancora nelle Graduatorie ad esaurimento, sia quelli della seconda fascia con abilitazione – che si basa non sulla chiamata diretta da parte dei presidi ma sullo scorrimento delle graduatorie in base ai punteggi, cioè sul merito e non sulla discrezionalità del singolo.

Ad oggi moltissimi docenti hanno chiesto e ottenuto il riavvicinamento nelle proprie Regioni e di conseguenza moltissime cattedre sono rimaste vuote. A settembre 2016 quasi una cattedra su 10 era senza insegnante titolare. In totale sono 207mila i docenti trasferiti (che diventano 257mila aggiungendo i circa 50mila docenti precari che annualmente prendono servizio in istituti scolastici diversi) e due milioni e mezzo gli studenti che hanno avuto uno o più insegnanti diversi rispetto all’anno precedente. Alla faccia della continuità didattica!

 

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Sembra assurdo, ma a decidere le assegnazioni dei docenti alle cattedre è stato un algoritmo che il Miur ha pagato profumatamente. Su questo sistema il M5S sin da subito aveva espresso forti dubbi e ancora oggi rimangono troppe ombre, a fronte di troppi errori e troppi soldi spesi.

I tanti disagi della scuola diventano veri e propri drammi quando parliamo degli insegnanti di sostegno. Qui il precariato è una piaga che viene pagata cara soprattutto dagli studenti disabili, che avrebbero bisogno di più cura e attenzione.

Negli ultimi tre mesi 60 mila docenti di sostegno hanno cambiato posto, con la conseguenza che il 43% dei ragazzi disabili ha cambiato insegnante di sostegno, perdendo così il proprio punto di riferimento. Il M5S, da quando è entrato in Parlamento, non ha mai smesso di chiedere al governo un impegno serio proprio per risolvere questo problema: lo abbiamo fatto con una risoluzione per garantire la ‘continuità didattica’, approvata ma poi ignorata dal governo Renzi; e con numerosi atti con i quali abbiamo chiesto l’assunzione degli insegnanti specializzati sul sostegno sui posti vacanti.

Una scuola migliore è possibile, il M5S è pronta a realizzarla.