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15.07.2025

I 104 anni di Edgar Morin festeggiati con un nuovo libro: Semi di saggezza

104 anni e non li dimostra, verrebbe da dire, visto che proprio in occasione del genetliaco di Edgar Morin, che l’8 luglio ha compiuto104 anni, va in libreria il suo ultimo libro, “Semi di saggezza”, pubblicato da Raffaello Cortina Editore e che vuole rappresentare il suo pensiero come  i semi del grande albero, che poi il vento disperde affinché colonizzino altri terreni e altre foreste. 

Un ulteriore tassello dunque di cultura, saggezze, profondità di sapere nel vasto panorama delle sue numerose pubblicazioni, oltre 60, tra cui i sei volumi del “Metodo”, “La testa ben fatta”, “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” che rimane il suo caposaldo per chi si occupa di scuola e dei suoi risvolti sociologici, pedagogici, culturali, educativi. 

E ogni qualvolta si viene a contatto con la sua scrittura, si rimane affascinati, grazie alla cristallinità dello stile, della profondità del suo pensiero che il grande sociologo francese riesce a rendere assolutamente fruibile e piano, nonostante spazi dalla filosofia alla sociologia e dentro l’insieme della complessità dei risvolti educativi e formativi delle educazioni e dei saperi.

Fondamentale la sua denuncia della frammentazione della conoscenza in discipline separate, che in qualche modo impedisce di cogliere la complessità e le interconnessioni della realtà, quella che l’Uomo totale di Marx o l’Ultra uomo di Nietzsche andavano indicando. Perchè “l’Uomo Leonardo” non può essere frammentato nella conoscenza ma deve essere “uno”, consapevole di sé e del suo destino e dunque di quello dell’umanità.  

Un pensiero complesso che si insinua tra la metadisciplinarità e la capacità di affrontare le incertezze, andando verso la comprensione e la realizzazione di ciò che ama chiamare “il senso di cittadinanza terrestre”. 

E da qui il dialogo, a lungo descritto nei suoi saggi, tra diverse prospettive e discipline, superando appunto la compartimentazione del sapere, in somiglianza degli arcipelaghi, separati dal mare ma raggiungibili attraverso agili ponti. E la scuola deve imparare a costruire ponti e non solo fra le umanità, ma anche fra le discipline, innescando un pensiero che integri contributi diversi, per cui l’educazione deve saper trasmettere questa grandi abilità- capacità di collegare e contestualizzare i saperi, le conoscenze, le esperienze.

E da qui pure la necessità di formare menti critiche e aperte al dialogo, perché educare significa preparare alla vita nella sua pluralità e imprevedibilità, dotando le nuove generazioni di strumenti per comprendere il mondo e per trasformarlo. E poi resistere alla semplificazione, alla superficialità, alla disumanizzazione dei processi educativi.

Considerato l’autore della complessità, perché  ha avuto la capacità di mettere in relazione filosofia, sociologia, scienze umane con le scienze fisiche, i suoi lavori hanno messo sempre al centro il mondo della scuola, con riflessioni pedagogiche che hanno influenzato e stanno ancora influenzando la professionalità dell’istruzione e della formazione.

E dunque, buon compleanno maestro Morin, di lei ci siamo altre volte occupati; lunga vita, rimanendo in attesa di un altro suo straordinario, impareggiabile libro. 

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