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I docenti, gli studenti e le ripetizioni private. La lezione attuale di Don Milani

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Sul quotidiano trentino “L’Adige”, c’è spazio per l’annosa questione delle ripetizioni private che ogni anno, soprattutto nel periodo estivo, si ripresenta all’interno del dibattito sull’attualità scolastica.

Si scrive delle lezioni private come l’emblema della distanza tra scuola e famiglia, diretta conseguenza delle carenze formative assegnate al termine dell’anno scolastico

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In base all’art.508 del Testo Unico del 1994, gli insegnanti sono tenuti ad avvertire i presidi qualora decidano di dare ripetizioni, in ragione del salario aggiuntivo percepito, ad astenersi dall’accettare richieste di studenti del proprio istituto, a dichiarare fiscalmente le entrate.

Però la situazione è diversa, la normativa è elusa indifferenza consapevole di una sostanziale improficuità del sistema scuola nel colmare le lacune generate.

In Trentino – si legge – “il mercato delle ripetizioni private è persino favorito dal meccanismo di promozione che, avendo abolito l’esame a settembre, genera nelle situazioni più gravi una progressiva voragine di competenza che i genitori tentano disperatamente di colmare, inconsapevoli di una soglia limite oltre la quale c’è comunque promozione ma anche impossibilità di recuperare un livello decente. Preferibile, certo, a quanti hanno già mangiato la foglia e trasformato il proprio figliolo in una sorta di «non avvalente» della disciplina. Promozione (e aggiuntiva vergogna) garantita, anche qui. Casi limite, per fortuna”

“Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani compie cinquant’anni. Così vi si legge, con tono forse un po’ generalizzante per l’epoca ma profetico dell’attualità: “Ci sono dei professori che fanno ripetizioni a pagamento. Invece di rimuovere gli ostacoli, lavorano a aumentare le differenze. La mattina sono pagati da noi per fare scuola eguale a tutti. La sera prendono denaro dai più ricchi per fare scuola diversa ai signorini. A giugno, a spese nostre, siedono in tribunale e giudicano le differenze. Non è che il babbo di Gianni non sappia che esistono le ripetizioni. È che avete creato un’atmosfera per cui nessuno dice nulla. Sembrate galantuomini”.

 

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La differenza sostanziale di quella scuola dalla nostra, di cinquant’anni dopo, si legge nell’approfondimento de L’Adige, si misura con il metro dell’onestà intellettuale: ora i docenti siedono in commissione d’esame di maturità (o di superamento della carenza formativa) e dichiarano che sì, quella carenza formativa o quell’esame risultano superati. Non ci sono più nemmeno volontà e coraggio di mettere in luce una distanza tra scuole differenti: tutti egualmente diplomati e soddisfatti”.

Ma la differenza resta e sarà messa in luce, impietosamente, dalla vita. Pierini e Gianni senza distinzione, all’esame della vita adulta, saranno premiati o puniti semmai dall’avere avuto genitori consapevoli o inclini all’auto-inganno. E intanto sembriamo galantuomini.