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03.02.2026

I giovani vivono nell’incertezza, il loro futuro è oggi: per molti studio e scuola possono attendere

Essere giovani nel 2026 è molto più complicato rispetto a solo qualche decennio fa. Lo sostiene il professore Daniele Marini, sociologo docente all’Università di Padova: presentando il Report 2025 dell’Osservatorio “Giovani e Futuro” dell’Engim, la fondazione della congregazione di San Giuseppe di don Murialdo, reso pubblico nella Biblioteca del Senato, su iniziativa di Graziano Delrio, il docente accademico ha detto che “noi abbiamo vissuto una epoca in cui la stabilità era la normalità, le crisi congiunturali avvenivano ogni 10 anni. Dal 2000 in poi, dalle Torri gemelle in poi ci sono stati una serie di eventi che hanno reso la normalità non più possibile, il cambiamento è la nostra normalità. E i giovani hanno assunto questo, l’unica certezza è l’incertezza, in loro c’è uno spirito adattivo e il futuro diventa l’oggi”.

Secondo il sociologo, soprattutto per gli adolescenti di oggi è difficile pensare al domani, “fare previsioni non dico di lungo periodo ma anche di medio periodo” sicchè pensano il proprio futuro di giorno in giorno. Per loro, anche la scelta della scuola, a 14 anni, diventa un passaggio difficile. E pure l’impegno quotidiano sui libri può essere visto come un “sacrificio” poco comprensibile.

Il report 2025 – presentato dal Vice Presidente della CEI, Mons. Erio Castellucci, dal Presidente di Fondazione Engim, Antonio Teodoro Lucente, dal Direttore nazionale di Fondazione Engim, Marco Muzzarelli – è stato realizzato attraverso interviste a ragazzi che frequentano le scuole professionali: “un campione che non si prende nelle ricerche tradizionali” che riguardano i giovani tra i 18 e i 24 anni.

“Se domandiamo cosa pensi della tua pensione, per loro è una formula arcaica. Il futuro è schiacciato sull’oggi, il futuro si costruisce giorno per giorno, piccoli passi di una progettualità quotidiana in un contesto che cambia in continuazione”.    

Lo studio ha fatto anche emergere una scarsa gerarchizzazione dei valori, che ci sono (famiglia, salute, amicizie, lavoro, ecc.) ma a ciascuno dei quali viene dato un peso simili all’altro, mentre prima c’erano scarti più rilevanti tra un valore e l’altro (la famiglia è stabile al primo posto).

“Il Covid – ha detto Marini – ci ha dato palpabilmente la possibilità di vivere in modo diverso: abbiamo lavorato, studiato e insegnato da casa, un’altra vita si è resa possibile, ci ha dato un’organizzazione della vita diversa. Di fronte a una offerta di lavoro lo stipendio non è più il primo punto, cercano di combinare i diversi aspetti: questo comporta che c’è un rovesciamento di potere sul mercato”.

Anche il digitale è un mezzo che differenzia: viene vissuto con “uno schema cognitivo diverso dal nostro. Per le giovani generazioni gli strumenti digitali sono la nuova mappa con cui guardano il mondo”. Tuttavia “non c’è ancora una educazione a usarli per studiare, la maggior parte del tempo passato su di esso è per il loisir”.

Questo significa che il divieto di portare i cellulari in classe voluto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara “non è la soluzione. Bisogna insegnare ai giovani a usare questi strumenti per imparare: è un tema su cui riflettere”.

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