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Aggiornato il 21.01.2026
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I metal detector nelle scuole a rischio si installeranno e sarà più difficile comprare coltelli. Salvini conferma la “stretta” via legge: “provvedimenti molto utili”

Il Governo Meloni sulla sicurezza a scuola non transige: a seguito della morte di Youssef Abanoub, lo studente di origini egiziane accoltellato da un compagno nell’Istituto professionale ‘Domenico Chiodo’ di La Spezia, l’esecutivo ha deciso che ci sarà prima di tutto una stretta sull’acquisto, la vendita e il possesso di armi da taglio: “questo sì”, ha confermato, martedì 20 gennaio, il ministro delle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini, ospite di ‘Quattro di sera’ su Rete4. Salvini ha poi aggiunto che “in tante scuole gli stessi studenti chiedono più controlli”: sarebbero loro, i giovani, soprattutto nelle zone a maggiore rischio violenza, i primi a chiedere una presenza più costante “delle forze dell’ordine”, ma anche di “strumenti tecnici come i metal detector. Ritengo sia assolutamente utile. Lo dico da genitore, non solo da ministro“, ha sottolineato Salvini.  Per poi aggiungere: “La scuola deve essere un posto custodito e protetto, quindi se servono i metal detector dove servono metteremo i metal detector”. I provvedimenti urgenti saranno quindi molto probabilmente approvati nei prossimi giorni, durante uno dei Consigli dei ministri di fine gennaio.

In mattinata, Salvini aveva partecipato ad un sopralluogo al cantiere Pnrr, per la riqualificazione delle case popolari del comparto Roma 5, nel quartiere periferico di Tor Bella Monaca: il ministro aveva detto che “se ci sono critiche sui metal detector nelle scuole” bisognerebbe prima chiedere il parere “degli studenti, degli insegnanti, chiedetelo ai presidi e chiedete ai genitori”.

I metal detector, aveva specificato Salvini, “non servono in tutte le scuole ma in quelle problematiche, a rischio. Se uno esce di casa con una lama di 20 centimetri e va in classe, evidentemente c’è un problema. C’è un problema in quella casa e in quella famiglia, c’è un problema di chi glielo vende, c’è un problema di chi glielo porta. Ai miei tempi, quando si litigava per una ragazza, al massimo c’erano due spintoni”, ha chiosato il leader leghista.

I provvedimento in arrivo non entusiasma però Patrizio Bianchi, il ministro dell’Istruzione che ha preceduto l’attuale titolare del Mim Giuseppe Valditara: “Nella complessità della situazione sociale che noi tutti oggi stiamo vivendo – ha detto Bianchi -, anche nella scuola bisogna ritrovare il filo della collaborazione stretta tra autorità scolastiche territoriali, sindaci ed amministrazioni regionali perchè di fatto, con i prossimi decreti o disegni di legge di cui si parla anche per quanto concerne l’uso di metal detector negli istituti, pare che non ci sia poi di fatto nulla di nuovo, perché l’orientamento sembra sempre far ricadere la scelta sul principio dell’autonomia scolastica’.

Anche al sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, non sembra entusiasmare la volontà di introdurre i metal detector nelle scuole, al fine di prevenire la violenza. “Sono un po’ critico rispetto a questo tipo di slogan – ha detto nella diretta radio del martedì -. Io non credo che si risolvano queste questioni, che sono questioni molto profonde di educazione, di prossimità, di vicinanza a questi giovani, con questo tipo di misure, ma con un investimento più marcato nelle politiche sociali e nelle politiche di integrazione”.    

“Nelle scuole stiamo lavorando per rifare i bagni, per evitare che vi sia il problema del riscaldamento che salta e per dare alla scuola uno spazio confortevole per gli studenti”, spiega il primo cittadino, secondo il quale, c’è poi anche un “un tema generale che riguarda le giovani generazioni, su cui penso debba essere fatta una riflessione profonda dagli adulti, anche relativamente ai modelli che noi portiamo avanti”.

“Ma questa – ha concluso – è la dimostrazione che solo attraverso un investimento congiunto tra elementi di controllo di legalità e investimenti di sicurezza sociale, il vero elemento su cui bisogna cambiare passo anche a livello nazionale, si può dare una risposta sistemica a questo tipo di fenomeni e queste degenerazioni”.

In disaccordo con l’esecutivo Meloni è anche Isabella Conti, assessora all’istruzione dell’Emilia-Romagna: parlando della necessità di ridurre la dipendenza dai dispositivi digitali negli adolescenti, rispondendo a un’interrogazione durante l’Assemblea legislativa, ha detto che “sul tema sicurezza per i nostri ragazzi, di cui parliamo da giorni, sento un dibattito avvilente sui metal detector nelle scuole: vuol dire non essere capaci di capire che l’enorme escalation di violenza che sta avvenendo, deriva da una desensibilizzazione. Perché i nostri bambini, da quando sono piccoli, accendono a immagini che non dovrebbero vedere e assistono a dinamiche online su uno schermo e quando vedono il pericolo o la violenza, sono dissociati“.

Bisognerebbe prendere delle decisioni, “ci vuole coraggio, ma quel coraggio oggi non c’è. L’Europa ha proposto delle linee di indirizzo non vincolanti per i paesi europei, di limite ai 16 anni, per l’accesso non solo ai social media, ma anche ad alcune tipologie di device digitali e di attività sui device digitali: l’Italia ha scelto per volontà della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di rallentare questa procedura”.    

Perché, ha concluso Conti, “quando parliamo di big tech, di device digitali, quando parliamo di social network, parliamo dei grandi colossi che sono difesi oggi a spada tratta da Donald Trump. Ma questa è una resistenza che vale la pena fare”.

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