I COBAS indicono lo sciopero generale della Scuola nelle giornate del 6 e 7 maggio 2026 contro le prove INVALSI, per il ritiro della riforma degli Istituti tecnici, il recupero di almeno il 30% del salario eroso dall’inflazione; una pensione pari all’ultimo stipendio e accessibile a un’età compatibile con la natura del lavoro scolastico; l’assunzione su tutti i posti disponibili con il ripristino del “doppio canale” contro il precariato; il Ruolo unico per i docenti. In particolare, potenziando la crescente moblitazione di docenti ed ATA di tali Istituti, sciopereremo contro la riforma dei Tecnici (DM 29/2026) con manifestazioni il giorno 6 (h.10) al Ministero Istruzione (MIM) e nelle principali città, ed altre iniziative nella giornata del 7. La disgregazione dell’istruzione tecnica è iniziata con l’ istituzione della Filiera tecnico-professionale 4+2, dei Licei Made in Italy e dei Licei TED, e risponde al progetto di subordinare la scuola all’impresa e trasformare lo studente in un apprendista precoce, che deve divenire imprenditore di sé stesso.
Con tale riforma l’azienda detta tempi e programmi nella scuola. Negli anni ’70 del secolo scorso, operai e studenti conquistavano le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori per corsi di formazione e un titolo di studio: era il mondo del lavoro ad appropriarsi della scuola. Dal 2015 ( Legge 107) ad oggi, questo rapporto si è rovesciato. Con l’introduzione dell’alternanza scuola lavoro (ora FSL) sono gli studenti ad entrare in azienda e talvolta a morirci o rimanere seriamente feriti, dovendo adattarsi precocemente alla fluttuazione del mercato del lavoro. Ora anche i docenti entrano nell’azienda e partecipano ad attività di aggiornamento delle discipline tecnico-professionale. Con il DM 29 si verifica una notevole riduzione del curricolo nazionale, di ben 132 ore rispetto al modello precedente. La riforma si applica a partire dalle prime classi dell’anno scolastico 2026-27 e la disciplina più colpita è la Geografia: vengono eliminate 2 ore nel biennio economico e 6 ore nel triennio ad indirizzo turistico. L’insegnamento della disciplina si riduce soltanto ad un’ora settimanale al primo anno. L’Italiano subisce la contrazione di un’ora nelle quinte classi (33 ore in meno). Vi è poi una riduzione delle ore dedicate alla seconda lingua straniera, specialmente nel settore economico (2 ore settimanali rispetto alle 3 precedenti), e nell’ultimo anno l’insegnamento si riduce ad una sola ora settimanale.
La nuova disciplina Scienze sperimentali accorperà Biologia, Chimica, Fisica e Scienza della Terra con un taglio di 231 ore. La nuova materia verrà insegnata da docenti diversi ma avrà un unico voto in pagella: i docenti dovranno alternarsi nell’insegnamento e poi ricompattarsi durante gli scrutini per il voto. La riforma prevede anche l’anticipo del FSL (formazione scuola lavoro) a partire dal secondo anno, ovvero a quindici anni! Il decreto ministeriale è stato, infine, pubblicato ad iscrizioni scolastiche già concluse, rivelando mancanza di trasparenza e di rispetto nei confronti delle famiglie, visto che le iscrizioni sono avvenute su piani di studi diversi da quelli proposti dalla riforma. Nella circolare 1397 del 19/3/2026, il Ministero ha fornito indicazioni volte a mitigare le criticità di tale riforma: ad esempio, per evitare il rischio di soprannumerarietà le scuole possono/devono far ricorso al curricolo a disposizione delle scuole (art.8 DPR 275/1999 ) pari a 2 ore settimanali. Tale flessibilità organizzativa metterà in moto una frammentazione del sistema educativo nazionale: e la discrezionalità nel definire i programmi scardinerà il principio di uguaglianza e omogeneità dell’offerta formativa. L’eccessiva flessibilità curricolare potrebbe essere interpretata come una violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di “Norme generali sull’istruzione” (art.117,co 2,lett.N Costituzione ) e metterà in moto una miriade di ricorsi.
L’8 aprile c’è stato un incontro di conciliazione tra il MIM e quasi tutte le sigle sindacali che non ha assolutamente risolto i problemi di fondo della controriforma. L’amministrazione si è detta disponibile a introdurre cattedre con orario inferiore alle 18 ore settimanali (suscitando dubbi nella Corte dei Conti) ed un allargamento delle classi di concorso atipiche. C’è da aggiungere che il Consiglio Superiore della Pubblica istruzione, chiamato ad esprimere il proprio parere, oltre a criticare la tempistica della riforma, avvenuta ad iscrizioni già effettuate, ha segnalato forti criticità per le scuole proprio per la nuova disciplina “Scienze sperimentali”. Con tale riforma, ritornerà la vecchia scuola di avviamento professionale poiché il DM risponde a un perverso principio della destra italiana: i figli delle famiglie meno abbienti non possono studiare per CONOSCERE, ma solo per IMPARARE un lavoro
Il CSPI chiede al MIM chiarezza operativa per le istituzioni scolastiche, noi COBAS, invece, chiediamo di rispedire al mittente tale sciagurata riforma. Ci opporremo con tutte le nostre energie per bloccare questo scellerato disegno. Invitiamo, quindi, il mondo della scuola, docenti, genitori, ATA e studenti, a mobilitarsi in occasione dello sciopero del 6 e 7 maggio per salvaguardare l’integrità e la specificità del nostro sistema scolastico. Chiederemo anche il ritiro dei quiz Invalsi che umiliano l’inventiva, la creatività degli studenti e immiseriscono il lavoro dei docenti.
Massimo Montella Esecutivo nazionale COBAS Scuola
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